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Di seguito le notizie più interessanti secondo la redazione.

Il Bacino Padano e l’aria

Forse si muove qualcosa, forse si comincia a fare un ragionamento unico su tutto il bacino della Pianura Padana, che comprende i bacini idrografici del Po, Adige, Brenta, Piave, Tagliamento e Reno e di conseguenza si interviene sull’inquinamento dell’acqua derivante dalle piogge.

Il bacino padano è caratterizzato dalla presenza di Alpi ed Appennini che lo delimitano su tre lati  e che determinano condizioni meteorologiche spesso sfavorevoli alla dispersione, con frequenti inversioni termiche e una velocità del vento in pianura tra le più basse d’Europa, spesso inferiore ad 1,5 m/s in Piemonte e Lombardia.  Ci abitano 25 milioni di persone che producono più della metà dell’intero PIL nazionale.
Le emissioni in tale territorio, pur inferiori in generale alla media europea se considerate pro capite e per unità di PIL, tendono così ad accumularsi.  Pertanto gli interventi devono essere coordinati tra tutti gli attori interessati.

Fonte: Greenreport


G7 dell’Ambiente

All’ambiente sarà dedicata una delle riunioni ministeriali previste nell’ambito della presidenza italiana del G7 2017. Il G7 Ambiente si terrà a Bologna l’11 e il 12 giugno.
Il ministero dell’Ambiente sta mettendo a punto le proposte da condividere con gli altri paesi avanzati e con la Commissione europea per fare in modo che il G7 possa dare il contributo più significativo possibile all’attuazione dell’Agenda di Parigi sui cambiamenti climatici e all’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile.

Vai a G7 Ambiente, sito ministero Ambiente, tutela del territorio e del mare 

 Fonte: Ministero Ambiente


Atlante delle acque:  gestione delle risorse idriche nelle città dell’UE

 

Lo scorso mese, la Commissione UE ha presentato un atlante sullo stato delle risorse idriche in oltre 40 città  europee per aiutarle ad affrontare una delle più grandi sfide globali con soluzioni locali, mostrando come scelte diverse e condivise con altri fattori, possono influenzare una gestione sostenibile delle acque.

 A corredo dell’ Atlante sono forniti 2 strumenti online che possono aiutare le città a gestire le risorse idriche:
– il City Blueprint uno strumento interattivo per supportare il processo decisionale strategico, rendendo più facile l’accesso e la comprensione di risultati e conoscenze acquisiti, che può presentare fino a 25 diversi aspetti della gestione e fornisce opzioni su misura per rendere più sostenibili i servizi idrici urbani;
– la City Amberprint per valutare il progresso delle città verso l’uso sostenibile e intelligente della risorsa, tramite indicatori che prendono in considerazione l’impatto ambientale, la qualità della vita, i rischi (ad esempio l’interruzione dell’erogazione dei servizi) e le azioni intraprese dalla città per migliorare tutti e tre gli indicatori che possono anche essere utilizzati dai decisori politici ed amministrativi per essere informati sullo stato attuale della sostenibilità e, al contempo, rendere informati a loro volta i cittadini per facilitarne l’impegno pubblico.
L’acqua è una risorsa insostituibile per la società, ma è rinnovabile solo se ben gestita – ha aggiunto a sua volta il Commissario UE per l’Ambiente, gli Affari marittimi e la Pesca, Karmenu VellaTre cittadini dell’UE su quattro vivono in città, per questo le città non hanno altra scelta se non iniziare a gestire le acque in modo responsabile e migliorare la gestione di questa preziosa risorsa. Una politica forte in materia di acque è indispensabile anche per conseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile sia nell’UE che a livello internazionale“.

Infine, al suo interno l’Atlante contiene l’ “Urban Water Footprint“, per misurare il consumo domestico di acqua e quello conseguente all’assunzione dei prodotti agricoli, e accrescere la consapevolezza della grande quantità di acqua utilizzata per la produzione di alimenti e la differenza d’acqua necessaria per le varie diete. Ad esempio, le diete sane e basso consumo di carne potrebbero fare risparmiare il 30% – 40% di acqua attualmente utilizzata per la produzione di alimenti.

Fonte: RegioniAmbiente e UE


Il 5 giugno a Milano seminario sulle derivazioni d’acqua nei corsi d’acqua

Fondazione Cariplo e Regione Lombardia e con il patrocinio dell’Ordine degli Ingegneri di Milano, organizza il seminario “Derivazioni e discontinuità artificiali lungo i corsi d’acqua“.


L’evento si terrà il 5 giugno 2017 dalle 13.30 alle 18.00 a Milano presso Palazzo Lombardia, Sala Valeria Solesin –  1° piano – Ingresso N4 – Piazza Città di Lombardia 1 – Milano.

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione, inviando la scheda di iscrizione all’indirizzo email: segreteria@geolomb.it entro e non oltre le ore 12.00 di giovedì 1 giugno.

LE ISCRIZIONI SARANNO SOGGETTE ALLA DISPONIBILITA’ DEI POSTI.

Per il seminario è stato richiesto l’accreditamento ai fini APC con la richiesta di 4 crediti per i Geologi e di 3 CFP per gli Ingegneri.

 

Fonte: ordine regionale dei geologi della Lombardia


E’ pubblicato sul sito del ministero dell’Ambiente il primo rapporto sullo Stato del Capitale Naturale.

 Il documento, previsto dal “Collegato Ambientale”, affronta il legame tra lo stato dell’ecosistema, il benessere sociale e le prospettive economiche. Questo Rapporto rappresenta un grande salto di qualità culturale che viene chiesto al Paese: associare all’ambiente italiano non solo la parola ‘conservazione’ ma anche l’idea che un vero sviluppo si può determinare solo con una corretta gestione delle nostre risorse naturali.

Frutto del lavoro del Comitato per il Capitale Naturale, istituito in base al Collegato Ambientale del 2016, ha il compito di predisporre ogni anno un rapporto sullo stato del capitale naturale del Paese.
Il Rapporto deve essere corredato di informazioni e dati ambientali espressi in unità fisiche e monetarie, nonché di valutazioni ex ante ed ex post degli effetti delle politiche pubbliche sul capitale naturale e sui servizi ecosistemici. In particolare raccoglie le informazioni sullo stato di conservazione di acqua, suolo, aria, biodiversità ed ecosistemi, avviando un modello di valutazione del Capitale Naturale. Questo viene inquadrato all’interno di cinque Ecoregioni terrestri (Alpina, Padana, Appenninica, Mediterranea Tirrenica e Mediterranea Adriatica) e le Ecoregioni marine del Mediterraneo che interessano l’Italia (Mare Adriatico, Mare Ionio e Mediterraneo Occidentale).

Dall’ analisi emerge che l’Italia è uno dei paesi più ricchi di biodiversità, con 6.700 specie di flora vascolare e oltre 58.000 faunistiche, ma che sono molti i fattori di pressione antropica: tra questi i cambiamenti climatici, l’inquinamento, i rifiuti, il consumo di suolo e l’abusivismo edilizio, gli incendi dei boschi e la perdita di biodiversità marina, l’invasione delle specie aliene, lo spreco di acqua, la copertura artificiale del suolo che determina distruzione del paesaggio.

Purtroppo dei 73 ecosistemi  la metà pari 36 sono a basso stato e riguardano il 14% del territorio nazionale.  L’approccio alla contabilità e alla valutazione economica del Capitale Naturale contenuto nel Rapporto punta a fornire un primo inquadramento sulle metodologie di stima ed attribuzione di un valore monetario al Capitale Naturale; inoltre, il riferimento ad alcuni casi studio permette di avere un’idea, seppur parziale, dell’importanza che lo stock di Capitale Naturale ha per le attività economiche ed il nostro benessere. Non si tratta di “mercificare” la natura, ma di riconoscerle un valore che consenta di affiancare al Capitale Investito, al Capitale Umano e al Capitale Sociale, anche il quarto capitale, quello troppo spesso trascurato nel passato: il Capitale Naturale.

Quasi in contemporanea L’Istat ha pubblicato il Rapporto Annuale 2017dove si evidenziano le notevoli differenze sociali che esistono in Italia e l’abbassamento degli investimenti pubblici per l’ambiente. Vi è stata una netta riduzione di spesa, che è passata da 6,7 Mld € del 2010 a soli 2,6 Mld € del 2015 (-61%).

I due rapporti precedenti vanno a braccetto con la avvilente lettura del primo Catalogo dei sussidi dannosi e favorevoli all’ambiente, anch’esso pubblicato a cura del ministero dell’Ambiente, dove si prende atto purtroppo che lo Stato spende ogni anno 16,1 miliardi di euro per sussidiare attività ambientalmente dannose, mentre per l’ambiente solo 15,7 miliardi di euro.

Fonte: Greenreport e Ministero dell’Ambiente


Le piante “sentono” il suono dell’acqua 

Uno studio effettuato in Australia da un equipe con a capo un’ italiana, Monica Gagliano, ha scoperto che le piante possono sentire il rumore dell’acqua che scorre nel suolo o nelle tubature e far crescere le loro radici in direzione della fonte.
La ricerca ha indicato inoltre che le piante non apprezzano certi suoni e distinguono il suono dell’acqua vera e quello registrato, e dimostra di non gradire il secondo. Se poi nel suolo è già presente l’acqua necessaria, la pianta non risponde al suo rumore.

Fonte: Ansa e Monica Gagliano


Europa: Patto dell’Innovazione sulla gestione dell’acqua

Economia circolare: firmato il primo Patto dell’Innovazione sulla gestione dell’acqua

La Commissione Europea ha firmato assieme ad altri 14 partner – tra autorità nazionali e regionali, università, centri di ricerca, innovatori e utenti finali –  il Patto dell’Innovazione sul “Trattamento sostenibile delle acque reflue combinando la tecnologia dei bioreattori a membrana anaerobica (AnMbR) e il riuso dell’acqua.

Si tratta del primo esempio di Patto dell’Innovazione: uno strumento lanciato a livello europeo con l’obiettivo di aiutare gli innovatori a superare gli aspetti normativi percepiti come ostacoli all’innovazione, e a promuovere una migliore regolamentazione. Basato sulla cooperazione tra innovatori e autorità nazionali, locali ed europee, il Patto dell’Innovazione è un accordo volontario concepito nell’ambito del pacchetto di misure sull’economia circolare adottato dalla Commissione Europea.

Fonte: MIUR – Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca


Il Forum dei Paesi Vulnerabili ai Cambiamenti Climatici, nasce nel 2009, come piattaforma di collaborazione per i paesi vulnerabili per affrontare le principali tematiche legate al cambiamento climatico globale. I paesi membri sono:

Afghanistan, Bangladesh, Barbados, Bhutan, Burkina Faso, Cambodia, Colombia, Comoros, Costa Rica, Democratic Republic of the Congo, Dominican Republic, Ethiopia, Fiji, The Gambia, Ghana, Grenada, Guatemala, Haïti, Honduras, Kenya, Kiribati, Lebanon, Madagascar, Malawi, Maldives, Marshall Islands, Mongolia, Morocco, Nepal, Niger, Palau,Palestine, Papua New Guinea, Philippines, Rwanda, Saint Lucia, Samoa, Senegal, South Sudan, Sri Lanka, Sudan, Tanzania, Timor-Leste, Tunisia, Tuvalu, Vanuatu, VietNam and Yemen.

Gli obiettivi del Forum includono una serie di azioni per evidenziare le problematiche e sfide, per effettuare azioni cooperative nel contesto delle forze intergovernative, per condividere  buone pratiche sulla politica del cambiamento climatico.


Alla prossima

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