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    Sono inserite le notizie inerenti i temi ambientali generalmente riguardanti il cambiamento climatico, l’acqua dolce, le acque minerali nel contesto italiano ed europeo con contaminazioni nel resto del mondo

    Da uno studio, effettuato all’Universita’ delle Hawaii a Manoa, sembra che con l’innalzamento del livello dei mari anche le acque sotterranee costiere si innalzeranno. Ad indicare questo nuovo rischio legato al riscaldamento globale e’ la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, condotta da Kolja Rotzoll e Charles Fletcher.
    In effetti i modelli matematici fino ad ora non sembra abbiano preso in considerazione i possibili effetti delle inondazioni di origine sotterranea, mettendole in relazione con quelle di tipo marino.
    Secondo le stime attuali, entro la fine del secolo il livello del mare potrebbe salire di almeno un metro. Gli studiosi hanno scoperto che, considerando il fenomeno delle inondazioni sotterranee costiere, le zone urbane rischio allagamento di Honululu, alle Hawaii, raddoppierebbero rispetto alle sole zone inondate dall’oceano.

    I ricercatori hanno incrociato i dati relativi alle acque del sottosuolo costiero con quelli sull’influenza delle maree nelle aree urbane di Honolulu e grazie a questo modello sono stati in grado di valutare la vulnerabilita’ alle inondazioni marine e sotterranee. ”Abbiamo utilizzato questo modello con una maggiore comprensione dei processi sotterranei, allo scopo di identificare le aree soggette alle inondazioni marine e a quelle di origine sotterranea”, spiega Rotzoll. ”Le inondazioni provocate dalle acque sotterranee – prosegue – costituiscono una grave minaccia che non era mai stata rilevata in precedenza, non considerarle significherebbe sottovalutare la vero pericolo per le comunita’ costiere. Ci auguriamo – conclude – che altre zone costiere utilizzino la nostra ricerca come base per condurre indagini sul posto”.

    La notizia è stata tratta da Ansa e l’articolo integrale è acquistabile sul sito di Nature Climate Change, mentre le informazioni supplementari sono reperibili a questo link in .PDF

     

    Nanoparticelle di ferro incapsulate in un rivestimento polimerico antiruggine possono avere una potenzialità incredibile per pulire le acque sotterranee contaminate da sostanze chimiche tossiche, afferma un esperto dell’acqua che lavora all’Università del Nuovo Galles del Sud a Sydney.
    Le particelle di ferro vengono iniettate direttamente nel suolo contaminato, dove affluiranno verso i contaminanti e avviano una reazione di ossido-riduzione (redox), in cui vengono trasferiti elettroni tra la particella e l’inquinante. Questa reazione cambia lo stato di ossidazione della sostanza inquinante e diminuisce la sua tossicità generale, portandola a livelli più sicuri, dice O’Carroll. “La infinitesima dimensione di queste nanoparticelle permette ad esse di muoversi attraverso i microscopici canali di flusso nel suolo e nella roccia per raggiungere e distruggere le sostanze inquinanti, che le particelle più grandi non riuscirebbero a distruggere”, continua O’Carroll. Inoltre, le nanoparticelle di ferro sono particolarmente sicure per l’uso nell’ambiente, in quanto non sono molto mobili e si dissolvono velocemente, spiega ancora O’Carroll. Questo è un fattore un po’ negativo, in quanto limita la capacità delle nano particelle di scovare le tossine e di degradarle.

    Per approfondire vai al sito SciX .

    A Rio de Janeiro il 19 giugno 2012 è stato presentato da parte dell’ONU il rapporto sull’utilizzo consapevole delle risorse idriche.
    Oltre l’80 per cento dei paesi hanno riformato le loro leggi per l’acqua negli ultimi venti anni come risposta alle crescenti pressioni sulle risorse idriche provenienti dalle popolazioni in espansione, l’urbanizzazione e il cambiamento climatico.

    In molti casi, le riforme  hanno avuto impatti positivi sullo sviluppo, compresi i miglioramenti all’accesso all’acqua potabile, la salute umana e l’efficienza idrica in agricoltura.

    Questi sono alcuni dei risultati di un’indagine delle Nazioni Unite su oltre 130 governi nazionali, sugli sforzi per migliorare la gestione sostenibile delle risorse idriche. L’indagine è stata espressamente prodotta  per la conferenza di Rio +20, che si è recentemente svolta proprio a Rio.

    Il Rapporto è disponibile anche in francese, spagnolo e russo oltre che inglese.

    Già abbiamo parlato di acqua fossile, risorsa di acqua sotterranea non rinnovabile, in quanto imprigionata migliaia di anni fa e praticamente fuori dal ciclo dell’acqua consueto ( vedi notizia sull’acquedotto libico). Sembra l’uso dissennato delle acque sotterranee incida molto di più sull’innalzamento degli oceani che non l’acqua dolce proveniente dai ghiacciai.

    Uno studio  ( visione a pagamento) pubblicato su Nature Geoscience ha concluso che la domanda globale di acqua dolce sta contribuendo all’innalzamento degli oceani più dell’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai di fusione.

    Per approfondire vai qui

    Da uno studio pubblicato su IOPscience sembra che esistano immensi serbatoi di acqua sotterranea in Africa per un volume complessivo nelle falde acquifere sommerse di 100 volte superiore alla quantita’ presente in superficie.

    La ricerca è stata promossa dal British Geological Survey e da University College of London che hanno realizzato una mappa quantitativa dettagliata.

    La mappa e’ stata pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters e vuole essere uno strumento di sostegno della tesi della trivellazione su larga scala come strategia migliore per la diffusione delle risorse idriche, data la crescente domanda che si verifichera’ nei prossimi decenni a causa della crescita della popolazione e alla necessita’ di irrigazione dei raccolti.

    Va considerato però un punto ulteriore sulla ricarica di queste falde per evitare di usare acque fossili il cui tempo di ricarica si calcola in migliaia di anni e non in pochi anni come le nostre.

     

    La Libia si trova nella parte nord del continente africano, occupando una superficie di circa un milione e mezzo di Kmq ed affacciandosi sul Mediterraneo con circa  2000 Km di coste.  Il clima libico è tipicamente desertico, specialmente nella parte  sud e nelle regioni  centrali, con piogge scarse e discontinue, mentre nella parte nord è mediterraneo con temperature moderate e umidità relativa abbastanza alta.
    La maggioranza dell’acqua utilizzata dalla popolazione deriva dalle acque sotterranee ed in particolare da un acquifero posizionato nella parte sud del paese denominato Nubian Sandstone Aquifer System. Si tratta di un acquifero, formatosi in ere precedenti, con un tempo di ricarica molto limitato, se non nullo. Su questo acquifero, scoperto negli anni 50, si concentra un mega progetto del precedente governo libico denominato Il Grande Fiume Fatto dall’Uomo ( The Great MenMade River), che trasporta l’acqua per centinaia di Km fino alle coste mediterranee.

    Per approfondire:

    Wikipedia ( in inglese);
    Progetto per la gestione sostenibile dell’acquifero nubiano ( in inglese);
    Foto da webshots.com
    Video da youtube.com

     

     

     

     

     

     

     

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