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L’acquedotto porta l’acqua nelle case, ma  un altro  servizio svolto dagli acquedotti è la facoltà di poter bere ovunque in città acqua fresca e pulita. Fin dall’inizio ogni acquedotto ha messo a disposizione le fontanelle, che entrate a far parte del paesaggio urbano, sono stati anche “battezzate” con nomi diversi a seconda della città. E così abbiamo le vedovelle a Milano, a Roma i nasoni, ecc.

Fondamentale è che le fontanelle siano sempre in funzione, mantengono l’acqua fresca e pulita, ma soprattutto evitano la stagnazione dell’acqua in condotte terminali cieche.

Vi è molto interesse intorno alle fontanelle sia dal punto di vista dell’acqua che soprattutto dal punto di vista architettonico. Chi le ha fatte e perchè? ad esempio a Torino i cittadini ci tengono tantissimo, meno forse a Milano, ma sicuramente a Roma sono molto conosciute. Possono essere un ottimo volano turistico, che, vista la peculiarità, sono un punto caratteriale di una città e ne raccontano la storia.

Dato che una mappa unica non esiste ancora -anche se tentativi ci sono -vi fornisco informazioni per ritrovarle facilmente, almeno in alcune  grandi città.

acqua e fontanelle

TUTTA ITALIA

Esiste un sito denominato fontanelle.org che raccoglie su una mappa le fontanelle di tutta Italia o perlomeno ci prova. Tramite la registrazione sul sito è possibile inserire una fontanella o variare la posizione di un’altra.

Esiste anche l‘App per Android  nella stessa home page del sito che si scarica facilmente o collegandosi dallo smartphone su Google Play.

TORINO

A Torino le fontanelle si chiamano Torèt ,piccolo toro in piemontese, infatti il rubinetto ha proprio la forma della testa del toro. Sono circa 800, ed i torinesi ne sono molto affezionati considerandolo un imprescindibile elemento urbano della città di Torino. Tanto è vero che esiste un sito, patrocinato dal gestore SMAT, dalla Regione Piemonte e dalla città di Torino, che ti consente di adottare un Toret, oltre a permettere di acquistare merchandising e scaricare un app sia su Android che Iphone  (vedi ).

turet - fontanella di Torino di Pietro Izzo

 

 MILANO

Le tipiche fontanelle di Milano denominate vedovelle, così chiamate perché il filo d’acqua che sgorga somiglia al pianto di una vedova. Fatte in ghisa di tipico colore verde, sono apparse in città a partire dal 1931 e fanno ormai parte dell’arredo urbano. La vedovella di piazza Duomo, specialmente in estate è frequentatissima, ma ce ne sono molte sparse in città – circa 480.

Sul sito del gestore del Servizio Idrico Integrato si possono ricercare le fontanelle attive in città, di poca immediatezza causa ricerca solo per via.

Vedovella

ROMA

Le fontanelle pubbliche di Roma sono chiamati nasoni e sono gestite da Acea, gestore dell’acqua potabile di Roma. Il nome deriva dal  tipico rubinetto ricurvo di ferro, la cui forma ha richiamato l’idea di un grande naso.

La stessa società ha realizzato una mappa scaricabile in PDF e un app per IPhone sia in italiano che in inglese, visto il grande afflusso turistico.

foto di Elisabetta 81 estratta da flickr

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La Lombardia è una regione con altissimo impatto antropico e con un consumo di suolo piuttosto elevato, pari al 10% del suo territorio. Ma è anche una regione ricca di parchi con 24 parchi regionali, 66 riserve naturali, 33 monumenti naturali, 242 siti Natura 2000, gestiti da 85 enti diversi e 101 parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS) gestiti dai Comuni. La superficie complessiva delle aree protette presenti sul territorio lombardo è di 544.386 ettari, pari al 22,83% della superficie totale.

Un sistema territoriale complesso, dunque, in cui la natura, ben rappresentata da montagne, fiumi, laghi e ambienti planiziali, coesiste con una popolazione di 10 milioni di abitanti, ponendosi al primo posto di regione più popolosa d’Italia.

E’ stata appena promulgata una legge regionale il 17 novembre 2016 , n. 28:”Riorganizzazione del sistema lombardo di gestione e tutela delle aree regionali protette e delle altre forme di tutela presenti sul territorio”dove si è persa la possibilità di fare una riforma veramente coraggiosa.  E’ trascorso parecchio tempo dalla legge precedente che risale al 1983 (L.R. 86/1983) ed era necessario ed improrogabile che ci fosse una rivisitazione del sistema aree protette per adeguarlo alla realtà ed alle nuove esigenze degli abitanti lombardi. In effetti era partita come una legge coraggiosa ma per strada, causa difficoltà di coesione, mancanza di un progetto, incapacità di gestire i molteplici interessi locali e non è arrivata ad avere come unico obiettivo la razionalizzazione degli enti gestori.

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 Sono state correttamente individuate delle macroaree di riferimento per la progressiva volontaria aggregazione tra i parchi, ma non risultano essere omogenee dal punto di vista naturalistico.

La tendenza attuale, giustamente, è passata da una fruizione di esclusiva salvaguardia ad una di “tutela e fruizione” in sinergia con lo sviluppo sostenibile dei territori.

E quindi si potevano inserire linee guida per la conservazione della biodiversità, la gestione e la valorizzazione del patrimonio naturalistico ambientale regionale a cui devono essere assicurate le condizioni di riproduzione e la sostenibilità degli usi.

Sedici ambiti di sviluppo sostenibile, dove si poteva lavorare in modi vari: dall’educazione ambientale alla promozione turistica, dalla conservazione e innovazione sostenibile del paesaggio al sostegno delle attività economiche, agricole e produttive, dalla promozione della vendita on line dei prodotti delle aree tutelate fino al restauro dei centri storici e dei nuclei abitati rurali o alle opere di risanamento dell’acqua, dell’aria e del suolo.

Come è noto la Lombardia è una delle aree nazionali con il maggior dissesto idrogeologico, con un consumo di suolo elevato e questa era l’occasione in cui si poteva, inserendo tutto il territorio regionale, fare sistema fra tutti i settori vitali della regione incentivando, le relazioni tra industria, artigianato, cittadini ed associazioni e portare il tutto ad un sistema a rete, sostenibile per la natura e fruibile per le popolazioni che ci vivono.

@cristina arduini

liberamente tratto da un articolo ed un intervista a Laura Barzaghi, consigliere regionale della Lombardia

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Il 4 novembre 2016 entra in vigore l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici  grazie alla ratifica della Ue e sette Stati membri, superando la quota del limite minimo delle emissioni. Sono già 86 su 191 i Paesi che hanno accettato.  L’accordo di Parigi  è il punto focale per dare forza e vigore alla lotta al cambiamento climatico o più propriamente al riscaldamento globale, e da solo non risolverà la crisi, come ha sottolineato il Presidente americano Obama, «ma è l’opportunità migliore per salvare il pianeta».

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Per proseguire il cammino dal 7 novembre al 18 a Marrakech in Marocco  si tiene la Conferenza delle Parti n. 22 ( COP 22), che si concentra sulle azioni al fine di conseguire le priorità dell’accordo di Parigi, in particolare relativi all’ adattamento, la trasparenza, il trasferimento di tecnologia, la mitigazione, la creazione di capacità e perdite e danni. La COP22 sarà il forum per sottolineare la specificità del bacino del Mediterraneo e muoversi verso un’agenda comune dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

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Le conclusioni della conferenza in Marocco, nonostante il cambiamento politico del quadro internazionale con l’elezione di Trump alla Presidenza degli Usa non sono cosi negative,  i negoziati hanno avviato un percorso sulle regole di attuazione dell’accordo di Parigi e soprattutto è stato impostato un percorso per le prossime trattative.

Il 17 novembre è stato redatto il documento finale che incita alla definizione delle strategie e che indica la strada per i finanziamenti.

turet - fontanella di Torino di Pietro Izzo

In tutte le città d’Italia ci sono le fontanelle, pioniere delle attuali casette dell’acqua e si trovano ovunque: nei parchi, sulle strade ed ogni città le caratterizza: a Torino ci sono i toret, a Milano le vedovelle, a Roma i nasoni.

Il calendario del 2017, nato da una collaborazione con uno studio professionale lombardo Foldtani Srl scova alcune fontanelle peculiari sparse per il nord e centro Italia, come quella di Pavullo o di Morbegno ed infine di Taceno.

La vedo come una sorta di richiamo e nello stesso tempo di rispetto nei confronti dell’acqua e di come la usiamo.

L’elenco delle fontanelle e dei relativi luoghi è il seguente:

Immagine apertura = Morbegno (SO)
Gennaio = Tagliole di Pievepelago (MO)
Febbraio = Sacromonte di Varallo Sesia (VB)
Marzo = 3 immagini, in alto Chiavenna (SO), in basso a sinistra Sestola (MO) e a destra Pievepelago (MO)
Aprile = Pavullo nel Frignano (MO)
Maggio = Abetone (PT)
Giugno = 3 immagini, in basso Imbersago (LC), in alto a sinistra Morbegno (SO) e a destra Pasturo (LC)
Luglio = Postalesio (SO)
Agosto =  3 immagini, in alto Morbegno (SO), in basso a sinistra Tirano (SO) e a destra Fanano (MO)
Settembre = Tagliole di Pievepelago (MO)
Ottobre = Sondrio
Novembre = Montecenere di Lama Mocogno (MO)
Dicembre = Taceno (LC)

goccia nell'acqua

Il calendario è, come sempre, scaricabile in formato PDF, mentre se lo preferite cartaceo contattate lo studio ( francesco.nicolodi@foldtani.it

 

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L’anno scorso nell’imminenza dell’apertura di Cop21 che poi ha portato all’Accordo di Parigi  un gruppo di bambini americani hanno presentato in Oregon un ricorso contro il governo perchè sostenevano che da decenni sia lo stesso governo che le Agenzie di riferimento erano a conoscenza del riscaldamento globale ma che non si sono impegnati a fondo per combatterlo e che le misure messe in campo non erano sufficienti per ridurre le emissioni in maniera significativa.

Le compagnie petrolifere, preoccupate, si sono immediatamente costituite parte civile. Ma chi sono questi bambini?

Fanno parte di un Associazione Our Children’s Trust e provengono da varie parti degli Stati Uniti e, come scrive il Post nel suo articolo del 14 novembre, il giudice  Ann Aiken  gli ha riconosciuto il diritto di avere un sistema climatico in grado di sostenere la vita umana. Pertanto ora la causa può andare avanti oppure l’amministrazione USA può proporre un accordo ma, in un momento di passaggio da una presidenza sensibile all’ambiente ad una che, come da dichiarazioni elettorali, ha intenzione di rescindere la sottoscrizione dell’Accordo di Parigi, sarà difficile trovare un punto di contatto.

A mio modo di vedere è sicuramente una sentenza  epocale, non solo per gli Stati Uniti ma anche per altre realtà, come la nostra.

Oltre al fatto che le “non-scelte” portate avanti nei decenni passati da vari parlamenti e governi italiani tramite il dilatare i tempi di applicazione di una norma ambientale, hanno probabilmente ridotto la qualità della vita delle generazioni future ma anche dei cosiddetti “Millenials”che sono cresciuti in un mondo dove esistono le terre dei fuochi.

Sarebbe bello che in Europa ci fosse la forza di Associazioni ambientaliste e studi legali di portare una simile richiesta alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e ancora meglio se tale richiesta partisse dall’Italia.

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cascata d'acquaE’ noto che nel breve giro di una o due generazioni, la maggioranza dei 9 miliardi di persone sulla Terra vivranno sotto l’handicap di una bassa disponibilità di acqua, una risorsa naturale assolutamente essenziale per la quale non esiste nessun sostituto.

Tale handicap è del tutto evitabile, secondo gli scienziati del progetto internazionale del Global Water System Project.

Il Global Water System Project ( GWSP) è un progetto internazionale che ha sede a Bonn e si occupa di rispondere essenzialmente di rispondere alla domanda fondamentale:

Come stanno cambiando gli esseri umani del ciclo globale dell’acqua, i cicli biogeochimici associati, e le componenti biologiche del sistema idrico globale e quali sono i feedback sociali derivanti da tali cambiamenti?

Il progetto è guidato da un comitato scientifico composto da rappresentanti dei quattro Global Change programmi ambientali (DIVERSITAS, IGBP, IHDP e WCRP) e della relativa comunità scientifica.

L’ultimo Congresso “ Water in the Antrophocene” , tenutosi a Bonn a maggio, si è concluso con la dichiarazione di Bonn sottoscritta da tutti i partecipanti. Nella dichiarazione si fanno una serie di raccomandazioni fondamentali per istituzioni e privati incentrati sulla scienza, la governance, la gestione e il processo decisionale relativo alle risorse idriche sulla Terra.

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