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Rigoni Stern

Neve

di Cristina Arduini

foto da Pixabay

Negli anni Sessanta del secolo scorso, una cosa che adoravo fare quando si andava in montagna con la mia famiglia nel periodo natalizio, era camminare nel silenzio notturno dei sentieri innevati. La neve brillava alla luce delle stelle e della luna piena e si sentiva solo lo scricchiolio della neve ghiacciata sotto i nostri cauti passi. In quegli anni era scontato andare in montagna in inverno e trovarci la neve e nel minuscolo paesino delle Dolomiti dove andavamo ce ne era veramente tanta. Non c’era nulla, solo silenzio, boschi. Nessun impianto di risalita, le piste per lo slittino o per lo sci, in via del tutto eccezionale, erano dietro casa e battute dal trattore di un contadino gentile con noi ragazzi. Le strade piene di ghiaccio e pulite in modo sommario solo perché serviva all’autobus di linea una volta al giorno, erano pochissimo frequentate. Ed il mondo rimaneva là fuori. Erano quindici giorni da favola per noi di Milano, dove, quando arrivava la neve, diventava subito sporca e nera, non la magnifica coltre bianca che ricopriva intere vallate montane.

Ma perché vi racconto tutto questo? Perché mi sono venute in mente molte cose guardando la neve fradicia e grigina che scendeva dal cielo qui in città, in questi giorni.

Guardare la neve candida rasserena. Copre ogni cosa, toglie gli spigoli aguzzi, le punte, gli angoli acuti e ottusi e rende tutto rotondo, dolcemente ondulato. I suoni sono ovattati ( c’è una spiegazione scientifica!) e il mondo sembra tragga profondi respiri in attesa. Neve che era una certezza, rimaneva tutto l’inverno e che sapevi si sarebbe sciolta con l’arrivo della primavera, come era giusto nell’alternarsi delle stagioni.

Ma ora ce ne siamo accorti un po’ tutti la neve in montagna è cambiata. Molto spesso pesante, fradicia d’acqua e quindi pericolosa per le valanghe e per i boschi con le piante sovraccariche di neve bagnata. Ormai abitiamo in un paese caldo, anche in montagna dove il freddo non rimane per lungo tempo ma solo per pochi giorni con forti oscillazioni delle temperature portando con sè una serie di problematiche cui gli stessi abitanti non sono più abituati.

foto da Pixabay

E parliamo della neve, che forse i nostri nipoti la vedranno solo nei video della nostra gioventù, ma dal punto di vista scientifico. Proprio due parole. Fa parte del meraviglioso ciclo dell’acqua, e quando il vapore acqueo nell’alta atmosfera, a temperatura inferiore a 5 °Cbrina attorno ai cosiddetti germi cristallini e, pesante, precipita verso il suolo.

I popoli assuefatti alla neve e all’inverno, la chiamano in mille modi diversi a seconda di come cade, come è composta, in che periodo dell’anno cade e la conoscono molto bene. Anche in italiano e nei nostri numerosi dialetti ci sono molte variabili come nevischio, acquaneve, blizzard e chi più ne ha più ne metta.

Ma affidiamoci agli esperti che la conoscono bene e ne hanno scritto in libri interessanti che possono essere letti durante le vacanze natalizie o regalati.

Mario Rigoni Stern ne ha scritti parecchi, tutti riferiti all’Altopiano di Asiago sua terra natale ed è piacevole camminare con le sue storie nei boschi.
Invece un libro che ci racconta proprio della neve e delle attuali problematiche connesse è scritto da un forestale, Daniele Zovi con Autobiografia della neve, che riprende il discorso di Rigoni Stern e altre gradevoli storie.

foto da Pixabay