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    Da uno studio, effettuato all’Universita’ delle Hawaii a Manoa, sembra che con l’innalzamento del livello dei mari anche le acque sotterranee costiere si innalzeranno. Ad indicare questo nuovo rischio legato al riscaldamento globale e’ la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, condotta da Kolja Rotzoll e Charles Fletcher.
    In effetti i modelli matematici fino ad ora non sembra abbiano preso in considerazione i possibili effetti delle inondazioni di origine sotterranea, mettendole in relazione con quelle di tipo marino.
    Secondo le stime attuali, entro la fine del secolo il livello del mare potrebbe salire di almeno un metro. Gli studiosi hanno scoperto che, considerando il fenomeno delle inondazioni sotterranee costiere, le zone urbane rischio allagamento di Honululu, alle Hawaii, raddoppierebbero rispetto alle sole zone inondate dall’oceano.

    I ricercatori hanno incrociato i dati relativi alle acque del sottosuolo costiero con quelli sull’influenza delle maree nelle aree urbane di Honolulu e grazie a questo modello sono stati in grado di valutare la vulnerabilita’ alle inondazioni marine e sotterranee. ”Abbiamo utilizzato questo modello con una maggiore comprensione dei processi sotterranei, allo scopo di identificare le aree soggette alle inondazioni marine e a quelle di origine sotterranea”, spiega Rotzoll. ”Le inondazioni provocate dalle acque sotterranee – prosegue – costituiscono una grave minaccia che non era mai stata rilevata in precedenza, non considerarle significherebbe sottovalutare la vero pericolo per le comunita’ costiere. Ci auguriamo – conclude – che altre zone costiere utilizzino la nostra ricerca come base per condurre indagini sul posto”.

    La notizia è stata tratta da Ansa e l’articolo integrale è acquistabile sul sito di Nature Climate Change, mentre le informazioni supplementari sono reperibili a questo link in .PDF

     

    Da uno studio pubblicato su IOPscience sembra che esistano immensi serbatoi di acqua sotterranea in Africa per un volume complessivo nelle falde acquifere sommerse di 100 volte superiore alla quantita’ presente in superficie.

    La ricerca è stata promossa dal British Geological Survey e da University College of London che hanno realizzato una mappa quantitativa dettagliata.

    La mappa e’ stata pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters e vuole essere uno strumento di sostegno della tesi della trivellazione su larga scala come strategia migliore per la diffusione delle risorse idriche, data la crescente domanda che si verifichera’ nei prossimi decenni a causa della crescita della popolazione e alla necessita’ di irrigazione dei raccolti.

    Va considerato però un punto ulteriore sulla ricarica di queste falde per evitare di usare acque fossili il cui tempo di ricarica si calcola in migliaia di anni e non in pochi anni come le nostre.