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    Da Le Scienze:

    Le risorse di acqua dolce della Terra sono soggette a una crescente pressione a causa sia dei consumi sia dell’inquinamento. Fino a poco tempo fa, i problemi di disponibilità, utilizzo e gestione dell’acqua dolce sono stati affrontati a scala locale, nazionale e di bacino idrografico. Il riconoscimento che le risorse di acqua dolce sono soggetti a cambiamenti globali ha portato un certo numero di ricercatori a sostenere l’importanza di porre i problemi relativi alla gestione dell’acqua dolce in un contesto globale, soprattutto perché molti paesi hanno esternalizzato notevolmente la loro “impronta idrica”, ossia il consumo di acqua, attraverso il risparmio di questa risorsa ottenuto importando prodotti i cui cicli di lavorazione prevedono un uso intensivo dell’acqua.

    Ora due ricercatori del Dipartimento di ingegneria e gestione delle acque dell’Università di Twente a Enschede, nei Paesi Bassi, hanno realizzato uno studio che mappa con elevata risoluzione spaziale l’impronta idrica (o WF, water footprint) dell’umanità e i flussi “nascosti” fra le varie nazioni.

    Dallo studio risulta che l’impronta idrica globale media annua nel periodo 1996-2005 è stata di 9087 gigametricubi all’anno (74% verde, 11% blu, 15% grigio), alla quale la produzione agricola contribuisce per ben il 92 per cento.

    Per approfondire:

    Articolo completo in inglese scaricabile dal sito di PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences Of United States of America;

    Articolo riassuntivo sulle Le Scienze

    Già abbiamo parlato di acqua fossile, risorsa di acqua sotterranea non rinnovabile, in quanto imprigionata migliaia di anni fa e praticamente fuori dal ciclo dell’acqua consueto ( vedi notizia sull’acquedotto libico). Sembra l’uso dissennato delle acque sotterranee incida molto di più sull’innalzamento degli oceani che non l’acqua dolce proveniente dai ghiacciai.

    Uno studio  ( visione a pagamento) pubblicato su Nature Geoscience ha concluso che la domanda globale di acqua dolce sta contribuendo all’innalzamento degli oceani più dell’impatto del riscaldamento globale sui ghiacciai di fusione.

    Per approfondire vai qui