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    Nanoparticelle di ferro incapsulate in un rivestimento polimerico antiruggine possono avere una potenzialità incredibile per pulire le acque sotterranee contaminate da sostanze chimiche tossiche, afferma un esperto dell’acqua che lavora all’Università del Nuovo Galles del Sud a Sydney.
    Le particelle di ferro vengono iniettate direttamente nel suolo contaminato, dove affluiranno verso i contaminanti e avviano una reazione di ossido-riduzione (redox), in cui vengono trasferiti elettroni tra la particella e l’inquinante. Questa reazione cambia lo stato di ossidazione della sostanza inquinante e diminuisce la sua tossicità generale, portandola a livelli più sicuri, dice O’Carroll. “La infinitesima dimensione di queste nanoparticelle permette ad esse di muoversi attraverso i microscopici canali di flusso nel suolo e nella roccia per raggiungere e distruggere le sostanze inquinanti, che le particelle più grandi non riuscirebbero a distruggere”, continua O’Carroll. Inoltre, le nanoparticelle di ferro sono particolarmente sicure per l’uso nell’ambiente, in quanto non sono molto mobili e si dissolvono velocemente, spiega ancora O’Carroll. Questo è un fattore un po’ negativo, in quanto limita la capacità delle nano particelle di scovare le tossine e di degradarle.

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