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Terdoppio

La Nebbia ed il Grande Fiume

I dintorni di San Rocco al Porto, un giorno qualsiasi dell’ottobre 1980 primo pomeriggio

Attori: due funzionari della Provincia di Milano, una donna ed un uomo

Motivo della trasferta: istituzionale per la verifica dello stato di inquinamento del fiume

Da Corriere di Informazione 22 aprile 1980

La nebbia saliva dai prati, dalle rive del fiume molto velocemente e la donna guardava preoccupata l’avanzare di quella marea lattiginosa e compatta. La conosceva bene la nebbia e in tutte le sue declinazioni, e quella sembrava particolarmente densa. Sapeva che c’era da verificare solo un altro sito e poi sarebbe tornati verso Milano, a casa. Sollecitò il collega che si attardava sulla riva pasticciando con il fango. Improvvisamente si levò un forte odore, acre, di petrolio e tutti e due dissero la stessa cosa, l’inquinamento c’era ancora specialmente nelle lanche.

“Dai, andiamo la nebbia scende in fretta”. Salirono in auto e si diressero all’autostrada Piacenza – Milano così, pensavano, massimo mezz’ora quaranta minuti sarebbero stati a casa.

Ci arrivarono 11 ore dopo percorrendo la Statale 9, in quanto l’autostrada era chiusa per la catena di tamponamenti con morti e feriti. Incolonnati, senza potersi mai fermare, senza nessun genere di conforto tolto un sacchetto mezzo pieno di caramelle di liquirizia trovato rovistando tra i sedili e con la strada illuminata dalle torce accese dalla Polizia per segnalare i continui incidenti.


Corriere di Informazione aprile 1980

Edoardo Leoni era il funzionario “anziano”, mentre la sottoscritta, assunta nell’amministrazione provinciale da una manciata di mesi era la biologa che doveva verificare lo stato di inquinamento del Fiume. Con i mezzi tecnici e diagnostici di allora, molto artigianali rispetto ad ora.

La Provincia di Milano era territorialmente interessata perché il Lodigiano, allora, faceva parte dell’istituzione milanese oltre alla competenza istituzionale data dalla Legge 319/1976, la cosiddetta Legge Merli.


Approfondimento

Il 21 aprile 1980 l’oleodotto Genova – Lacchiarella, lungo 106 km, si ruppe all’altezza del comune Mezzana Rabattone sversando il petrolio, circa 600-800 tonnellate, nel torrente Terdoppio, prima dell’immissione nel fiume Po. L’oleodotto era di proprietà della Conoco, multinazionale del petrolio americana, che lo gestiva tramite una sua consociata, la Continental Oil Company italiana. A Lacchiarella era presente una vasta area adibita a deposito e a stoccaggio dei prodotti petroliferi.

La “marea nera” andava dal Ponte della Becca all’Isola Serafini e una ricognizione effettuata con elicottero dai vigili del fuoco di stanza a Modena accertava che il greggio si era distribuito lungo il corso del fiume in una sottile pellicola per un tratto di circa 75 chilometri. Il velo si presentava sotto forma di chiazze e filamenti legati con continuità tra loro e come una pellicola avanzando con una velocità di uno o due chilometri orari. La massa oleosa, durante il suo scorrimento verso La centrale elettrica di Isola Serafini, si frazionava, a causa degli ostacoli incontrati, in morchie superficiali; un 20 % di essa è comunque in parte evaporata ed in parte depositata lunga le sponde. La compagnia concessionaria dell’oleodotto provvedeva, sin dal primo giorno, ad allestire in provincia di Pavia mezzi per il disinquinamento delle sponde imbevute di greggio, mentre altre attrezzature venivano predisposte presso la centrale idroelettrica di Isola Serafini ( da interrogazioni parlamentari del maggio 1980).


Conclusioni

Non ho dimenticato, e mai lo farò, quelle ore in mezzo alla nebbia e il passaggio frequente che mi capita di fare sui ponti del Po me lo ricorda ogni volta, sapendo che il grande fiume non concede sconti a nessuno, ma affascina e pretende rispetto e devozione. Sono grata, poi, di non essere stata sola, ma in compagnia fortunatamente di una persona simpatica che ricordo con grande piacere. Però da quella volta ho preferito occuparmi, prevalentemente, di fontanili e acque sotterranee con un altro tipo di fascino ma sempre intriganti e piene di sorprese.

Delta del Po da Pixabay
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