Le acque sotterranee: vitali ma sottovalutate e poco conosciute

Ci sono decine di frasi o di sostantivi che possono indicare l’unicità, la specificità e l’essenzialità dell’acqua sotterranea. Ma ha un grave difetto: non si vede e noi non ci accorgiamo nemmeno che esiste. Però ogni volta che apriamo il rubinetto, per la maggior parte delle volte, l’acqua viene da pozzi o sorgenti.

E qualcuno ha pensato di calcolare quanto ne abbiamo a disposizione e come racconta un articolo di “Il Dolomiti” lo studio, condotto dall’Università dello stato dell’Arizona e riportato su Science Advances, evidenzia come negli ultimi due decenni (2003 – 2024) tutti i continenti terrestri abbiano perso elevate quantità di acqua dolce a causa del cambiamento climatico, dell’uso intensivo delle acque di falda e delle siccità estreme. Le osservazioni satellitari rivelano come stiano emergendo quattro grandi aree di “mega inaridimento” su scala continentale, tutte situate nell’emisfero boreale, che potrebbero mettere a rischio la sicurezza idrica, l’agricoltura e l’industria per come le conosciamo oggi. Secondo lo studio ogni anno le aree aride sulla terraferma stanno aumentando ad un ritmo pari circa il doppio della superficie della California.

Per la prima volta i dati osservati confermano come il 68% di perdita di acqua dolce provenga esclusivamente dalle acque di falda, contribuendo all’innalzamento dei mari più dello scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai.

Lo studio ha identificato quello che sembra essere un punto di svolta intorno al 2014-15, durante un periodo considerato di “mega El Niño”. Gli estremi climatici hanno iniziato ad accelerare e, in risposta, l’uso delle acque di falda è aumentato e l’inaridimento continentale ha superato i tassi di scioglimento dei ghiacciai e delle calotte glaciali.

da USGS

Quali sono le zone di mega-inaridimento

I dati osservati permettono di definire quattro zone di “mega-inaridimento” o punti caldi dove la perdita di acqua dolce avviene su scala continentale.

  • Nord America sud-occidentale e America Centrale: Questa regione include importanti aree di produzione alimentare nel sud-ovest americano, insieme a grandi città desertiche come Phoenix, Tucson e Las Vegas, e grandi aree metropolitane come Los Angeles e Città del Messico.
  • Alaska e Canada settentrionale: Questa regione comprende lo scioglimento dei ghiacciai alpini in Alaska e nella Columbia Britannica, lo scioglimento di neve e permafrost nelle alte latitudini canadesi e l’inaridimento in importanti regioni agricole come la Columbia Britannica e il Saskatchewan.
  • Russia settentrionale: Questa regione sta subendo un notevole scioglimento di neve e permafrost alle alte latitudini.
  • Medio Oriente-Nord Africa (MENA) Pan-Eurasia: Questa regione include grandi città desertiche come Dubai, Casablanca, Il Cairo, Baghdad e Teheran; importanti regioni di produzione alimentare, tra cui l’Ucraina, l’India nord-occidentale e la pianura della Cina settentrionale; i mari Caspio e d’Aral in contrazione; e grandi città come Barcellona, Parigi, Berlino, Dacca e Pechino.
dall’articolo su Science
Fig. 3. Mapping location and presence of dry and wet extremes.
(A) Percent of months in successive 5-year periods for which a region experienced dry extremes. (B) As in (A) but for extreme wetting. “Extremes” here are defined as monthly TWS anomalies at each location that are greater than 1-sigma (1 SD of the local deseasonalized TWS).
da Pixabay

La situazione italiana

Come pubblicato da ISPRA alla vigilia della giornata mondiale dell’acqua 2025 riferito al 2024 che è risultato un anno molto piovoso; ad affermarlo è stato il BIGBANG, il modello nazionale di bilancio idrologico di ISPRA che fornisce il quadro quantitativo sulla risorsa idrica dal 1951 in poi, inclusi i deficit, gli eccessi di precipitazione e i trend delle grandezze idrologiche (precipitazioni, deflussi, evapotraspirazione), necessari a caratterizzare la situazione attuale e futura nel Paese.

Il volume totale annuo di precipitazioni è stato stimato dall’ISPRA in circa 319 miliardi di metri cubi (corrispondenti a 1.056 mm), superiore di oltre il 10% alla media annua riferita all’ultimo trentennio climatologico 1991-2020, stimata in circa 285 miliardi di metri cubi (951 mm). Febbraio il mese più piovoso, con un’anomalia positiva di +72% rispetto al valore medio relativo al trentennio 1991-2020; di contro, novembre – normalmente tra i mesi più piovosi – ha fatto registrare una forte anomalia negativa di -72% rispetto alla media climatologica.
Scendendo a livello regionale e distrettuale, la situazione è molto diversificata: il Nord Italia è stato interessato da quantitativi di precipitazione superiori alle medie storiche, che in alcuni casi hanno causato eventi alluvionali, come quelli in Lombardia a maggio e in Emilia-Romagna a settembre e ottobre.

Il Sud Italia e le Isole maggiori hanno continuato a subire significativi deficit di precipitazione, che hanno prolungato la siccità e i relativi problemi di severità idrica, anche se la Sardegna, a ottobre, ha visto eventi piovosi particolarmente intensi.
Quello della Sicilia, che a maggio ha ottenuto la dichiarazione dello stato di emergenza, è stato Il territorio maggiormente colpito dal deficit di precipitazione (-25%) dove, nel 2024, sono caduti poco più di 500 mm di pioggia, corrispondenti a circa 13 miliardi di metri cubi, rispetto a una media annua sul lungo periodo 1951-2024 di circa 665 mm, corrispondenti a 17,2 miliardi di metri cubi di precipitazioni totali. Ma la Sicilia non è l’unica Regione a soffrire la mancanza di precipitazioni: c’è la Puglia, con un deficit annuo di precipitazione del -23% rispetto alla media di lungo periodo, il Molise e la Basilicata con un deficit del -20%.

In sintesi: nel Meridione e nelle isole maggiori la riduzione idrica è stata del -49% nel distretto idrografico della Sicilia, del -55% nel distretto della Sardegna e del -39% nel distretto dell’Appennino Meridionale.

Situazione rovesciata invece nel Nord Italia, dove troviamo Piemonte, Veneto e Liguria che nel 2024 hanno visto un surplus annuo di precipitazione superiore al 40%, rispetto alla media di lungo periodo.

Entrando più nel dettaglio, i dati che il BIGBANG ci restituisce dicono che nel nostro Paese la disponibilità complessiva di risorsa idrica nell’anno 2024 è stata stimata in 158 miliardi di metri cubi, a fronte di un valore medio annuo di 138 miliardi di metri cubi (+14%). Questa maggiore disponibilità complessiva è, tuttavia, da attribuire alle elevate precipitazioni verificatesi al Nord. Permane, a livello nazionale, un trend decrescente, dal 1951 a oggi, della disponibilità annua di risorsa idrica.

Qual è la situazione rispetto all’ Europa? Da un’analisi condotta dall’ISPRA rispetto ai dati contenuti nel Rapporto sulle acque europee dell’EEA 2024, emerge che le risorse idriche nel nostro continente sono ancora sottoposte a pressioni importanti che rendono meno evidenti i progressi rispetto al passato ciclo di pianificazione previsto dalla Direttiva Quadro Acque. Nel 2021, solo il 37% dei corpi idrici superficiali europei ha raggiunto uno stato ecologico buono o elevato, mentre il 29% ha raggiunto uno stato chimico buono. In Italia si evidenzia una situazione simile per lo stato ecologico, con circa il 43% di corpi idrici in stato buono e oltre, mentre è nettamente migliore per lo stato chimico, rispetto al quale il 75% di corpi idrici risulta in stato buono.      

Parlando di acque sotterranee, a livello europeo, il 77% dei corpi idrici si trova in stato chimico buono, mentre il 91% delle acque sotterranee è in uno stato quantitativo buono. Più o meno analoga la situazione in Italia, dove le percentuali di corpi idrici sotterranei in stato chimico e quantitativo buono sono leggermente minori, il 70% per il chimico e il 79% per il quantitativo.

In Europa generalmente le acque continuano a essere influenzate da contaminanti, principalmente da inquinamento atmosferico legato alla produzione energetica da carbone e da inquinamento diffuso derivante dall’agricoltura. Analoga situazione in Italia, dove le fonti diffuse prevalenti sono legate all’uso agricolo e dove risulta rilevante anche l’inquinamento legato agli scarichi urbani.

Occhi puntati, oltre che sulla completa applicazione della Direttiva Quadro sulle acque dell’UE, sull’aumento della resilienza dei sistemi idrici, anche in risposta alle mutate condizioni climatiche, come dettato dalla Strategia europea “EU Water Resilience”; indispensabile in ogni caso promuovere, ad ogni livello, un utilizzo sostenibile e responsabile della risorsa idrica.