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risorse idriche

febbraio 2016

Aggiornamento Settembre 2022

Il Treno del Milite Ignoto torna con un nuovo itinerario nel 2022

Itinerario del Treno del Milite Ignoto 2022 (34 giorni di viaggio)

Visto il successo della precedente iniziativa, che ha visto migliaia di persone riversarsi nelle stazioni per attendere e per salutare con rispetto e con commozione il Treno del Milite Ignoto 2021, il Ministero della Difesa e la società FS hanno ritenuto opportuno far ripetere da FS e dal Genio Ferrovieri tale iniziativa seguendo il seguente itinerario (che interesserà gran parte delle regioni italiane comprese la Sardegna e la Sicilia):

 

Aggiornamento Settembre 2021

Nel corso di una serie di conferenze organizzate in Veneto nel settembre 2021 Giacomo Galbusera, che già aveva scritto una tesina ( disponibile in fondo alla pagina) in merito all’acquedotto della Malga Busi, ha parlato degli acquedotti militari e lapprovvigionamento idrico per le truppe sull’Altopiano di Asiago.

 

Gli acquedotti militari  italiani durante la prima guerra mondiale 

Tre Cime di Lavaredo – una delle zone di guerra

La Prima Guerra Mondiale  fu il più grande conflitto armato della storia e coinvolse tutta l’Europa, oltre le colonie dell’Impero britannico, gli USA e l’Impero Giapponese e si svolse principalmente in territorio europeo tra l’estate del 1914 e la fine del 1918. Fu una guerra di posizione e nel caso specifico di trincea, ossia si combatteva metro per metro, passo per passo: le perdite in una sola battaglia erano altissime (tristemente famose sono la battaglia di Verdun e la battaglia della Somme). I soldati erano affogati nel fango, nella neve, nel ghiaccio o sabbia, protetti da sacchi imbottiti di sabbia o tavolacci di legno con metri di filo spinato e, per osservare le posizioni nemiche, erano costretti a sporgersi o a guardare in piccoli spioncini. Gli assalti poi erano terribili; nei primi metri venivano falcidiati centinaia di uomini da mitragliatrici e cannoni oltre che dall’utilizzo di armi chimiche.

Perchè scrivo questo articolo?

Il mio lavoro è stato ed è tuttora di altro tipo; mi occupo di gestione della risorsa idrica, della sua sostenibilità e soprattutto degli impatti che una carenza o un eccesso di acqua possono incidere sulla vita umana.

Forse è proprio per questo che ho cominciato, circa due anni fa, dopo una visita ad una mostra per celebrare il centenario della prima guerra mondiale, ad interessarmi come avveniva l’approvvigionamento idrico durante la Grande Guerra.


L’inizio della guerra

L’acqua, oltre alla consapevolezza di essere un elemento vitale per la nostra sopravvivenza, è sempre stata molto importante per l’umanità, sia come elemento di difesa e che di offesa.
Noti sono gli insediamenti palafitticoli dei primi insediamenti umani e i fossati a difesa dei castelli medievali o gli allagamenti provocati per impedire l’avanzata del nemico.

Considerando che la logistica ed i servizi di supporto hanno sempre influito in maniera determinate sull’andamento delle guerre e soprattutto sul morale dei combattenti, la non disponibilità di cibo o acqua o il rincalzo di truppe fresche per la sostituzione in prima linea di soldati stanchi o ammalati può veramente fare la differenza.

All’inizio della Grande Guerra un vero approvvigionamento idrico non venne predisposto perché si pensava che le risorse reperibili localmente fossero più che sufficienti per i soldati, per gli animali e per le armi. Infatti nei conflitti precedenti, molto più definiti a livello locale, di breve durata e con rapidi spostamenti, non era stato necessario predisporre un servizio in tal senso.

Invece, essendo soprattutto una guerra di mantenimento della posizione con un’enorme massa di uomini e di mezzi in movimento, in zone montagnose dove le poche sorgenti presenti venivano inquinate dai rifiuti e da scarichi di liquami, era necessario che fosse previsto un servizio di fornitura d’acqua potabile ai militari.  Decisione presa rapidamente dopo le epidemie di tifo e di colera che si diffusero nelle Armate, soprattutto la seconda e la terza, nell’ottobre del 1915.

Considerando l’impossibilità di reperire in zona informazioni attendibili sulla salubrità delle acque si cominciò a trasportare acqua dagli acquedotti civili presenti nelle retrovie, utilizzando vagoni cisterna trasportati al fronte. Ma la vera sfida era portare l’acqua fino a dove occorreva superando le asperità del terreno tramite l’utilizzo di centrali di rinvio che la portavano alle prese d’acqua e ai serbatoi di distribuzione. Da quel punto l’acqua, per arrivare ai reparti, veniva portata, a seconda delle possibilità, con autobotti, carri, ghirbe o a spalla.

La ghirba era un otre di pelle usato in Africa che, durante la guerra in Libia nel 1911 e 1912 venne anche utilizzato dai soldati italiani per trasportare acqua, solo che risultò essere inadatta per i climi temperati, umidi che favorivano il proliferare di batteri patogeni nell’acqua. Tale sistema fu il migliore per portare acqua in quota sfruttando le sorgenti locali fino al maggio 1916.

Ma la controffensiva austriaca, prendendo come esempio l’altopiano di Asiago, di natura carsica, privò gli italiani della maggioranza delle sorgenti presenti nel territorio, costringendo l’approvvigionamento delle acque lontano anche 30 km dall’altopiano.  Le strade, poi, di accesso ad Asiago erano due strette strade di montagna, le uniche percorribili per tutte le necessità, quindi congestionate dal traffico.

Non solo, come scrive nei suoi appunti il Generale Giovanni Battista Marieni, Comandante Generale del Genio Militare, a partire dal 1917, con il compito di riconvertire le linee di difesa a seguito della nuova situazione creatasi in conseguenza della disfatta di Caporetto, questo tipo di approvvigionamento non dava, militarmente parlando, buoni risultati. Le salmerie dovevano attraversare terreni continuamente battuti dalle artiglierie nemiche e venivano facilmente colpite con conseguente perdita di uomini e materiali. Perciò si cominciarono a costruire acquedotti in prima e seconda linea con un adeguato sistema di sollevamento fino a quote molte elevate.

Gli acquedotti e le infrastrutture di sostegno 

L’approvvigionamento idrico serviva per il 60% per gli animali, per le costruzioni delle opere di difesa, per l’innaffiamento stradale (le strade non erano asfaltate) e per i bagni delle truppe. Ma serviva anche per il raffreddamento dei gruppi compressori, delle mitragliatrici e degli autoveicoli. Si calcolava che per il soldato servivano solo 9 l/giorno e in caso di ristrettezze 5 l/giorno. Gli acquedotti costruiti erano di tipo classico, ossia a pressione e a gravitazione e la rete di distribuzione era stata progettata e concepita in modo da distribuire in modo organico l’acqua, anche alle prime linee. I serbatoi di accumulo erano costruiti in caverne, ove possibile, e l’acqua scendeva per gravità in piccoli serbatoi in legno o altro di circa mezzo metro cubo posti, alle volte, direttamente nelle trincee.

Le pompe all’inizio erano a benzina, molto ingombranti per cui ben presto si dovette procedere all’elettrificazione di quasi tutti i motori delle centrali idriche sparse su tutto il fronte poiché, dopo il 1917, la fornitura di benzina e petrolio cominciava ad essere saltuaria. Vennero costruiti gli impianti elettrici lungo l’Isonzo con il collegamento alle linee delle società elettriche. A metà del 1917 tutte le centrali di testa, come il Carso, pianura di Cormons, Altopiano di Asiago erano elettrificate, nonostante la difficoltà di reperire trasformatori e motori, mantenendo come riserva quelli a benzina.

Una delle tante difficoltà tecniche da affrontare fu il sollevamento dell’acqua nelle regioni di alta montagna fino anche a 2000 e passa metri di altezza in pareti molto ripide, dove già era difficile il posizionamento dei tubi e quindi impossibile la costruzione di strade e il posizionamento di stazioni di rinforzo.

L’organizzazione: i Reparti Idrici

All’inizio della guerra non c’era un sistema definito di approvvigionamento idrico, ma a fronte delle necessità e delle problematiche che man mano si presentavano, il reperimento e la gestione delle acque vennero, come per altri servizi di sostegno, affidati al Genio Militare. All’inizio il personale specializzato era molto carente in quanto si reclutavano gli addetti da tutte le armi che, però, rimanendo effettivi ai corpi di provenienza, vi era il rischio di vedersi richiamare improvvisamente all’armata di origine. Con il tempo i cantieri idrici vennero costituiti in plotoni idrici nelle retrovie con personale fisso e preparato, fornito di tutti i supporti necessari sia logistici che di disciplina per svolgere al meglio il lavoro, ottenendo efficienza e sicurezza nel funzionamento delle centrali idriche necessarie per l’approvvigionamento regolare delle truppe. Facevano parte dei reparti idrici ingegneri idraulici, capotecnici e operai specializzati.

Presso ogni Comando di Armata venne istituito un Ufficio idrico con annesso un laboratorio di riparazione, un laboratorio chimico-batteriologico e un numero di Plotoni Idrici variabile da cui dipendevano i magazzini dei materiali.

Dopo la disfatta di Caporetto e la perdita ingente di materiale, la nomina del Generale Marieni portò a dei cambiamenti come la riorganizzazione degli uffici idrici, una migliore gestione delle analisi batteriologiche delle acque con la prevalenza della prevenzione, l’aumento di personale specializzato e formato. La nuova organizzazione consentì che in pochi mesi si riuscì a costruire 3 acquedotti con lunghezza variabile da 40 km a 180 chilometri con decine di centrali di sollevamento.
Nel contempo, memori dei problemi logistici scaturiti dalla disfatta di Caporetto, si cercò di regolamentare la procedura nel caso di ritirata del salvataggio delle apparecchiature del servizio idrico. In effetti nel giugno 1918, durante un’offensiva del nemico, non mancò mai l’acqua alle truppe nonostante la distruzione quasi completa delle tubature.
Lo stesso principio venne applicato nella progettazione della logistica quando si avanzò rapidamente nell’ottobre 1918. Consapevoli che gli austriaci avrebbero distrutto anche gli acquedotti civili ed inquinato le sorgenti e i pozzi, si riattarono con metodi di fortuna i servizi idrici delle grandi città e dei piccoli centri. Tale operazione proseguì anche dopo l’armistizio, nelle zone conquistate, devastate dai combattimenti, dove nonostante la smobilitazione dei reparti idrici, circa 50 ufficiali e 1500 specialisti riuscirono a ripristinare tutti gli acquedotti per un totale di 200 chilometri di tubazioni e 50 pozzi artesiani.

 


Acquedotti Militari esistenti

 Ecco l’elenco, ovviamente non esaustivo, degli acquedotti esistenti, tratto dal Diario del Generale Giovanni Battista Marieni.

Da Garda al Val d’Astico:

L’area, Valle Lagarina -Vallarsa – Val Pesina e Val d’Astico, era presidiata da enormi forze combattenti e sulle montagne non esisteva la quantità d’acqua necessaria: ciascuna di queste posizioni doveva essere fornita del suo impianto di sollevamento. Vi erano varie linee di impianti dalla prima alla seconda fino a quelle arretrate per le truppe a riposo.

  • Acquedotto dell’Altissimo;
  • Acquedotto Santa Margherita-Malga Zugna;
  • Acquedotto San Valentino-Coni Zugna;
  • Acquedotto Ecchele-Cima Levante;
  • Acquedotto Ronchi-Culma Alta;
  • Acquedotto di Valle Foxi;
  • Acquedotto del Pasubio;
  • Acquedotti di Montesummano e del Novegno;
  • Acquedotto di Monte Cencio.

Altopiano d’ Asiago

Il ripiegamento della nostra linea di schieramento, dopo l’attacco austriaco della primavera 1916, causò la perdita delle ricche sorgenti della Renzola della conca di Asiago e di quelle di Covolo di Gallio, della Marcesina e di altre minori che sino allora avevano servito per il rifornimento dell’acqua alle truppe, mentre la richiesta d’acqua aumentò in modo impressionante. All’inizio si fece fronte con trasporto dal piano, dal acquedotto di Marostica, per mezzo di autobotti le quali dovevano percorrere circa 30 km di strada superando il dislivello di 1000 m ed impegnandovi in media 400 autocarri ogni giorno. Per risolvere il problema l’Ufficio Idrico della 6a Armata decise di alimentare l’intero altopiano ricorrendo a diversi acquedotti minori, che, in breve tempo, avrebbero assicurato l’acqua. Infatti soltanto nel territorio della 6a Armata furono costruiti, fra grandi e piccoli, ben 37 acquedotti; mentre altri 13 acquedotti furono impiantati sul territorio comune tra la 6a Armata e le Armate e limitrofe 1a e 4a.

I principali impianti

  • Acquedotto di Valpiglia;
  • Acquedotto del Chiavone;
  • Acquedotto Rossignolo – Campi di Mezzavia – Monte Bertiaga.
  • Acquedotto di Mortisa.
  • Acquedotto Casera Simoni – Monte Foraoro – Pozza del Favaro – Spiazzo Battisti – Ghelpach -Casera Magnaboschi – Cesuna.
  • Acquedotto Valrovina – Monte Campesana – Monte Campolongo.
  • Acquedotto di Valstagna – Sasso Rosso.
  • Acquedotto della Marcasina.

Zona del Grappa

Su questa zona non vi era da fare alcun assegnamento sulle risorse locali, essendo la regione montuosa completamente priva d’acqua. Né vi era la possibilità di portare l’acqua con autobotti dalla pianura sottostante, dato il dislivello di 1500 metri e considerato che sino al giugno 1918 esisteva una sola via camionabile. Nemmeno le teleferiche, che mano a mano venivano messe in esercizio, avrebbero potuto trasportare le ingenti quantità d’acqua necessarie. Però se il massiccio del Grappa nelle sue rapidissime pareti meridionali è privo d’acqua, questa abbonda invece nella zona pedemontana: qui pertanto vennero costruite le numerose centrali o stazioni di sollevamento. Nella zona del Grappa  vennero  costruite cinque centrali o stazioni di testa: Ferronati con potenza di 75 Hp, Borso di 60 Hp, Covolo di 90, San Liberale di 120 e Caniezza di 90; quattro stazioni di rinvio: Santa Felicita di 150 Hp, Capitello di 30, Osteria del Campo di 20 e Col di Rondoli di 60 Hp. Lo sviluppo delle condutture superò i 90 km.

Fronte del Piave

Non appena la 3a Armata si schierò dal Montello al mare, la Direzione Idrica del Comando Generale del Genio doveva occuparsi della dotazione idrica dell’area. Si ricorse pertanto colla massima sollecitudine all’impianto di ben otto reti di condutture per un complessivo sviluppo di 86.500 m, con cui fu distribuito 1 milione di litri di acqua potabile al giorno.

Conclusioni

I dati e le notizie inserite nell’articolo fanno a capo a poche fonti bibliografiche, come il diario del generale Marieni cortesemente inviato dalla famiglia, i Bollettini dell’Istituto Storico dell’Arma del Genio dove scrisse l’ing. Gino Veronese, i volumi editi dal Ministero della Guerra e poco altro gentilmente fornitemi da Cime e Trincee e Guerra Bianca, siti amatoriali sulla Grande Guerra. Ciò nonostante traspare comunque dalla storia l’abnegazione, il sacrificio ed il senso del dovere di questi soldati e ufficiali che da agricoltori con la zappa, si sono trasformati in specialisti nella posa di tubi, di gestione dei serbatoi, delle pompe, senza alcuna informazione almeno all’inizio della guerra.

Dall’altro lato la guerra ha portato, riferendosi anche solo alla tecnologia dell’approvvigionamento idrico, un balzo in avanti notevole soprattutto per il tipo di materiali utilizzati, per lo studio sulle pompe e sulle infrastrutture utilizzate. Gli studi professionali, come la società Giordana e Garello di Torino, quello dell’Ing. Ballerio di Milano, ed infine la Franchi Gregorini di Dalmine, tra tanti altri, hanno sicuramente contribuito a fare in modo che le truppe avessero, sempre, acque fresche e pulite e combattessero con un animo un filo più rasserenato.

Per sottolineare, infine, il lavoro del Genio Militare per portare acqua ai soldati, basti pensare che su tutto il fronte italiano esistevano 150 centrali di sollevamento con 1.500 km di tubi, e che il Comandante delle truppe britanniche in Italia Generale Frederick Lambart, X conte di Cavan, ebbe a dire: ” che la vittoria dell’Italia si deve anche all’ Arma del Genio”.

Per approfondire si segnalano alcuni tra le migliaia di siti esistenti sulla prima guerra mondiale, sottolineando che quasi nessuno parla di servizio idrico.

http://www.centenario1914-1918.it/it

http://www.14-18.it/ 

http://www.trentinograndeguerra.it/

http://www.grandeguerra.rai.it/

http://www.venetograndeguerra.it

https://www.cimeetrincee.it/

http://www.guerrabianca.it/

http://www.lagrandeguerra.net/

http://www.albodorograndeguerra.it/

http://www.marieni-saredo.it/


IL PASUBIO, TRA GUERRA ED INGEGNERIA

Uno studente Giacomo Galbusera dell’Istituto Tecnico De Pretto di Schio ha prodotto per gli esami finali dell’anno scolastico 2016-2017 un’ interessante tesina  sull’acquedotto militare di Malga Busi sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista ingegneristico. La tesina in formato PDF è scaricabile qui


Una piccola storia:

Il Bepi e l’Acquedotto

di Cristina Arduini ©

Il “Bepi”  aveva freddo in quell’aprile del  1917, rintanato nella caverna in attesa di ritornare in trincea, sperando che il vento gelido che sferzava la cima del Pasubio finisse. Dopo un inverno con tanta neve che a sua memoria non ricordava di aver mai visto, era  contento di essere ancora vivo e non, come molti suoi compagni travolti da valanghe e slavine. Sentiva, a fondo caverna,  il ragliare degli asini che volevano cibo ed acqua e pensava che a uno dei prossimi turni sarebbe toccato anche a lui aiutare a portare su le cisterne piene d’acqua. Per fortuna tra pochi giorni, come continuava a ripetere il comandante, sarebbe finito l’acquedotto che avrebbe portato l’acqua fin da loro. Ne era orgoglioso, erano stati bravi i Genieri, aveva visto con quante difficoltà avevano combattuto! Ma almeno avrebbero potuto lavarsi, dar da bere alle bestie e soprattutto bere acqua fresca. Ad occhi chiusi rivedeva la fattoria della sua famiglia e vedeva la madre che andava al pozzo a prendere l’acqua e si immaginò alla fine della guerra a costruire un piccolo acquedotto per alleviare le fatiche della mamma.Ci sarebbe mai riuscito? Aveva seguito i lavori e aveva fatto tesoro di alcuni insegnamenti appresi quando si era offerto volontario per aiutare i Genieri. Sospirando si alzò sentendo il richiamo del sergente, prese il fucile ed andò a posizionarsi in trincea pregando che quella sera la guerra finisse.


Aggiornamento marzo 2020

Simpaticamente il sito cime e trincee ha voluto ripubblicare l’articolo.

http://www.cimeetrincee.it/43092/

Il Lambro a Verano Brianza ( foto Alfio66 da Wikipedia)

Premessa

Luigi Tatti (1808-1881) è stato un grande ingegnere comasco, che lavorò anche in Milano e che realizzò importanti opere ferroviarie e idrauliche come il Canale Cavour in Piemonte e il Canale Ledra – Tagliamento in Friuli. Possedeva una vastissima biblioteca di libri a tema e che è stata acquisita dal Sistema Bibliotecario Milanese. Tra questi è interessante parlare di un breve testo che riguarda il Lambro scritto a metà Ottocento. L’autore è sconosciuto, anche se nel sito della storia di Villasanta il testo viene attribuito a Antonio Cavagna Sangiuliani conte di Gualdana (1843-1913)storico vogherese molto attivo nelle iniziative culturali.

Il Lambro nel 1845

L’autore del testo coglie l’occasione dell’attivazione del consorzio per utenti sul fiume Lambro dai laghi di Pusiano e Alserio fino al confine della Provincia di Milano oltre Melegnano, comprensorio attivato con dispaccio della Luogotenenza Imperial Regia Lombarda; delinea, con brevi note, il percorso del fiume dai monti della Valsassina ( ora sappiamo che nasce a Piano Rancio nel comune di Magreglio) fino all’immissione nel Po, evidenziandone alcuni punti come il ponte della Malpensata oppure a Mojana dove prende il nome di Lambrone, causa regimazione effettuata dagli Austriaci prima dello scarico nel lago di Pusiano.

Vi è pure un continuo riferimento agli argini ben definiti dell’alveo, probabilmente dovuto alla particolare sensibilità del tempo sulle inondazioni e alluvioni di fiumi non regimati dall’uomo e sul fatto che, anche causa piene stagionali, il Lambro non è navigabile. Occorre sottolineare che la navigazione fluviale fino ai primi anni del Novecento era importante per il trasporto di merci e persone.

L’autore elenca con particolare cura le numerose chiuse, ricche di dettagli tecnici, lungo il percorso fino a Melegnano, soffermandosi sull’importanza della roggia Gallarana che si dirige verso il Parco di Monza. Le chiuse anche libere venivano utilizzate soprattutto dai mulini per grano, olio, molature di armi, filature di cotone, cartiere e produzione di legnami.

Roggia Gallerana

La più importante delle “levate”, però, è quella dell’Imperial Regia Polveriera di Lambrate, anche se nel testo si accenna solamente alla sua ubicazione ed importanza.

Una larga parte del testo riguarda la cronistoria del lago di Pusiano e dei vari passaggi di proprietà tra notabili, arcivescovi, regnanti fino alla diatriba tra l’avvocato Diotti e i vari proprietari succedetesi negli anni. L’avvocato Luigi Diotti era il promotore e finanziatore del famoso Cavo Diotti, utile per l’irrigazione agricola e regolatore allo sbocco della Valle del Lambro, necessario per mantenere un buon livello di portata del fiume anche in periodi di magra.


Il Cavo Diotti

Il canale venne progettato dall’ingegnere Paolo Ripamonti che realizzò una diga per governare i 12.705 metri cubi di acque del lago di Pusiano. Nel 1799 una piena rovinosa aveva bloccato per settimane le comunicazioni tra Como e Lecco. A chiederlo erano anche le decine di proprietari di torchi e mulini che lavoravano sulle acque del Lambro. E poi i contadini: avevano bisogno di essere posti al riparo dalle acque di questo fiume, evitando piene d’inverno e la siccità d’estate. A tutti diede una risposta il Cavo Diotti, che a partire dal 1812 assicurò la protezione dalle piene e dalla siccità delle numerose manifatture che sfruttarono le acque del Lambro: l’opificio Galeazzo Viganò, a Ponte Albiate, il candeggio Frette e il cappellificio Cambiaghi a Monza; il filatoio Krumm a Realdino di Carate. Ma già negli anni Ottanta del secolo scorso il Cavo Diotti, mai restaurato in due secoli, smise di funzionare. Nel 2002 l’alluvione di Monza dimostrò l’utilità strategica della piccola diga. 

Dal 2016 è nuovamente funzionante , come da articolo del Corriere

opera di presa del cavo Diotti a Merone

L’autore, infine, evidenzia che, vista l’importanza strategica del fiume Lambro, era sempre sotto tutela pubblica e conclude il suo scritto con una dettagliata descrizione delle due grida, che regolamentavano l’utilizzo delle acque, del 26 luglio 1756 e del 20 dicembre 1782 valide anche a metà Ottocento e che potrebbero tranquillamente valere tuttora.


La Polveriera di Lambrate

Mossa dallo stesso tipo di curiosità che ha mosso l’autrice, Piera Fossati, del volume ” La Polveriera, storie di acque e polveri nel territorio dell’Ortica” dove racconta la storia dell’Ortica, quartiere milanese, usando come traccia nei secoli il fiume Lambro, ho approfondito la storia della Polveriera di Lambrate. Una realtà ora completamente dimenticata, ma per centinaia di anni protagonista dell’area a ridosso del Lambro.

la Polveriera come era nel 1920

All’inizio tra Crescenzago e Cascina Monlué nell’est milanese, il medio Lambro era molto tortuoso, insinuato tra paludi e boschi infestati di animali di vario genere, caratterizzando il paesaggio con le acque non ancora incanalate e con gli acquitrini alimentati dalle risorgive. Le bonifiche cominciarono nei secoli XI- XIII cambiando in modo profondo il territorio, considerato insalubre, instaurando un approccio orientato all’utilizzo del terreno per l’agricoltura.

Il bacino del Lambro è un bacino idrico complesso che , tra l’altro, attraversa la cosiddetta fascia dei fontanili, ambienti semi-artificiali, ed è ricco di rogge tra cui la Roggia Molinara, che azionava il Mulino della Paglia e che entrava nel Lambro prima dei mulini della Polveriera, dove il fiume si divideva in due rami: il Lambro Vecchio e il Lambretto.

Il fiume, come descritto in una relazione del 1782, scorreva in piano e solo con le chiuse era in pendenza, creando accumuli di ghiaia che era necessario spurgare con grande attenzione per evitare di cambiare la capienza del corso d’acqua, importante per le concessioni di utilizzo.

La Polveriera, poi, e le sue infrastrutture, i due mulini della polvere, comparvero già negli ultimi anni del Cinquecento e rimasero in funzione fino alla metà dell’Ottocento. Erano posizionati nella zona tra Cavriano e Lambrate inferiore e precisamente sull’isola formata dal fiume.

Come si legge negli archivi era considerata dagli abitanti una presenza scomoda sia per ovvi motivi di sicurezza come esplosioni ed incendi, sia per controversie legate all’uso delle acque in quanto la fabbrica aveva diritto di prelazione, essendo considerata strategica dalle autorità preposte.

Riassumendo brevemente la storia in elenco non esaustivo:

  • 1605: con editto del Governatore spagnolo si costituisce l’impresa, data in appalto in monopolio, per la raccolta dei salnitri e la produzione della polvere. Un’impresa comprensiva della raccolta, produzione e consegna al luogo di utilizzo. L’utilizzo era prevalentemente militare anche se esistevano dei residuali utilizzi privati. il regolamento prevedeva, comunque, una serie di privilegi per gli appaltatori sulla gestione del territorio ed erano, inoltre, esentati dal pagamento di dazi, pedaggi vari e dall’alloggiamento di soldati.
  • 1700: periodo di trasformazione dell’appalto in cui lo Stato diventò sempre più importante fino a diventare il proprietario della polveriera.
  • 1625 e 1746: incendi anche dolosi per cui per lungo tempo la polveriera venne sottoutilizzata fino a quando non vi fu il passaggio diretto alla gestione pubblica.
  • 1830-1848: con il ritorno degli Austriaci, dopo l’intervallo dell’occupazione francese, la fabbrica venne modernizzata con l’installazione di nuove apparecchiature.
  • 1850-1853: passaggio della fabbrica alla struttura militare e con decreto dell’Imperatore del 28 marzo 1853 venne definitivamente chiusa.
  • 1855: dopo l’inutilizzo causa il ritiro degli Austriaci dalla Lombardia la fabbrica venne messa all’asta.
  • 1856: acquisto da parte del Pio Albergo Trivulzio, dove negli anni Venti del secolo scorso costruì la sede dei Martinitt.
La posizione della Polveriera a Lambrate ( Carta Brenna 1865)

L’ultimo baluardo degli edifici della polveriera venne demolito nel 1937, sanando di fatto una situazione di conflitto tra popolazione residente e la scomoda presenza di una fabbrica di polveri con relativi privilegi.

L’istituto dei Martinitt negli anni 30. Si notano alle spalle delle costruzioni le anse del fiume Lambro

Bibliografia:

LE ACQUE IN CAMPANIA

La Regione Campania ha un ricco sito per la difesa del suolo, dove tratta i numerosi temi inerenti il territorio. La Campania è solcata da pochi ma relativamente importanti corsi d’acqua. Il fiume Volturno è quello più importante ed è lungo all’incirca 170 Km mentre l’area del bacino idrografico, che è di circa 5600 Km2, rappresenta quasi il 40% dell’intero territorio regionale.
Il bacino idrografico è costituito dall’insieme di due importanti bacini: quello dell’alto Volturno, che si individua prevalentemente in rocce carbonatiche, e quello del Calore Irpino in cui prevalgono i litotipi argillosi. Il secondo fiume della Campania è il Sele che nasce dal Monte Cervialto dalla sorgente di Caposele ed ha una lunghezza di circa 65 Km mentre il suo bacino ha un’estensione areale di circa 3200 Km2.

Dalla pagina introduttiva si accede ad una serie di informazioni, compreso l’accesso al sistema informativo territoriale.

DATI E SISTEMA INFORMATIVI 

La Regione Campania, con la approvazione della Legge 16 dicembre 2004, n. 16, recante “Norme sul Governo del Territorio” ha istituito, all’art. 17, il Sistema Informativo Territoriale che, nel rispetto delle funzioni istituzionali di ciascun Settore, avrà il compito di coordinare l’informazione geografica della Regione e consentire a quanti operano, a diverso titolo, sul territorio regionale di avvalersi in tempi rapidi degli strumenti operativi di conoscenza al fine di indirizzare le scelte di pianificazione e di natura economica valutando le specificità del territorio regionale. Alcune informazioni sono ad accesso riservato, e bisogna registrarsi.

Il Piano di Tutela delle Acque è stato aggiornato nel 2020.


DISTRETTO IDROGRAFICO APPENNINO MERIDIONALE

Sulle sua pagine web sono disponibili i piani- programmi. Sono rimasti alcuni siti delle antecedenti autorità di bacino come:


AGENZIA REGIONALE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE

L’organizzazione “a rete” di Arpac si compone di una struttura centrale, con sede a Napoli, e cinque dipartimenti provinciali. La struttura centrale (Direzione generale, Direzione tecnica e Direzione amministrativa) definisce le politiche di indirizzo e di sviluppo, coordina le attività tecnico-scientifiche e amministrative dell’ente e ne elabora le strategie di comunicazione. Nell’ambito della Direzione tecnica, d’altra parte, sono presenti diversi comparti tematici: tra questi, Siti contaminati e bonifiche, Tutela dell’ambiente marino-costiero e oceanografia, Rifiuti e uso del suolo.

La tematica acque si è arricchita di alcuni approfondimenti recenti.


ENTE IDRICO CAMPANO

Riferimento unico per la gestione del Servizio Idrico Integrato, creato con Legge regionale 2 dicembre 2015, n. 15.
“Riordino del servizio idrico integrato ed istituzione dell’Ente Idrico Campano”, con vari distretti.


CONSORZI DI BONIFICA

In parte raggruppati sotto un consorzio regionale , Campania Bonifiche , sono i seguenti:


CONCESSIONI DI DERIVAZIONE D’ACQUA

In base alla  L.R. 29 maggio 1980, n. 54 (Delega e sub-delega di funzioni regionali ai Comuni, alle Comunità Montane e alle Province e disciplina di provvedimenti legislativi ed amministrativi regionali concernenti le funzioni delegate e sub-delegate), e al Regolamento Regionale 12 novembre 2012, n. 12 così come modificato Regolamento Regionale 6 marzo 2018, n. 2., sono sub-delegate alle province tutte le funzioni amministrative in materia di acque ed acquedotti. Le grandi derivazioni sono rilasciate a livello regionale e si consiglia di contattare l‘URP.

PROVINCIA DI AVELLINO

Per le concessioni si fa riferimento ad una pagina dedicata, dove si scarica anche la modulistica.

PROVINCIA DI BENEVENTO

La Provincia dispone di un SIT, ad accesso regolamentato. Esiste la modulistica per pozzi.

PROVINCIA DI CASERTA

Sullo sportello on-line è disponibile la modulistica acque  e i contatti 

CITTA’ METROPOLITANA DI NAPOLI

In una pagina dedicata si trovano i riferimenti, la modulistica ed il procedimento. Mentre per l’autorizzazione all’escavazione è un’altra struttura, dove è anche possibile accedere al catasto pozzi, previa richiesta. E’ presente anche un SIT

PROVINCIA DI SALERNO

La Provincia ha un Geoportale con numerosi dati di base, mentre la modulistica, i riferimenti e le indicazioni per il rilascio di concessioni si trovano in un’altra pagina


LE ACQUE IN EMILIA ROMAGNA

La Regione Emilia – Romagna  è, dal punto di vista idrologico, un territorio complesso; l’acqua si presenta  in molte differenti forme, che  interagiscono tra loro formando un complesso intreccio di corpi idrici, superficiali e sotterranei, che modellano e caratterizzano la morfologia ed il paesaggio. La Regione ha predisposto da tempo interventi, controlli e piani, dedicandoci un sito apposito, suddiviso secondo le tipologie delle acque.

La tutela delle acque superficiali e sotterranee  si basa su attività di pianificazione, gestione, controllo e valutazione di questi corpi idrici. La Regione elabora e predispone gli indirizzi e le linee per lo sviluppo delle reti di monitoraggio quali-quantitative, la definizione delle banche dati e la valutazione dei risultati rilevati. Fin dal 1976 è stata istituita una prima rete di monitoraggio delle acque sotterranee, limitatamente al controllo della piezometria  ( livelli di falda) e della conducibilità; nel 1987-88 sono stati aggiunti una serie di nuovi pozzi e le indagini sono state ampliate anche alla componente qualitativa.

La Regione ha  pubblicato un portale di dati ambientali molto aggiornato. Il sito Dati ambientali dell’Emilia-Romagna è nato con l’obiettivo di apportare un’innovazione all’interno del sistema reportistico ambientale regionale attraverso la creazione a partire da un report di tipo statico, “l’Annuario regionale dei dati ambientali”, di una sua corrispondente versione web.


DATI

Per le  acque sotterranee sono a disposizione sul sito della Regione Emilia Romagna carte delle riserve idriche ( vedi qui), mentre sul Geoportale sono reperibili le carte geologiche e i dati del censimento relativo alle acque interne.Altri dati sul sito di ARPAE Emilia Romagna.

Nel settembre 2020 partendo dalla raccolta di oltre 300 segnalazioni di sorgenti libere con peculiare mineralizzazione (in massima parte, sulfuree) e di sorgenti e pozzi di acque minerali e termali “storiche” (documentati nelle richieste di concessione e nei permessi di ricerca anteriori al 1999), è stata realizzata una nuova banca dati che raccoglie informazioni relative ad acque sotterranee dalle caratteristiche chimico-fisiche diverse dalla norma. Il nuovo strato informativo offre una panoramica su questa risorsa naturale, utilizzabile anche come contributo ai quadri conoscitivi per la pianificazione territoriale e per l’individuazione dei servizi ecosistemici (ad esempio legati all’aspetto turistico, storico e culturale), in attuazione della L.R. 24/2017. Verrà predisposto per la pubblicazione sulla piattaforma Minerva della Direzione generale Cura dell’ambiente e del territorio della Regione e documenta, nel settore montano della regione, le manifestazioni naturali (sorgenti) e le captazioni (sorgenti e pozzi) di acque sotterranee in massima parte “fredde” e aventi un insieme di caratteri chimici naturali tali da renderle peculiari. La nuova banca dati è illustrata da un report che offre informazioni dettagliate sulla classificazione utilizzata e sul confronto con altri fenomeni geologici riconducibili a manifestazioni naturali storicamente note nell’area appenninica della nostra regione.

I tre siti Web di cartografia interattiva per la consultazione delle carte dei suoli e carte tematiche derivate della regione Emilia-Romagna sono i seguenti:

  • WEBGIS – sono presenti tematismi puntuali, come dati ambientali, analisi terreni  e le stazioni di misura della falda.
  • CATALOGO – su questo sito sono disponibili: disegno appezzamenti, piano di concimazione, riconoscimento suoli aziendali, carta dei suoli 1:50.000, dati analisi terreni.

Si segnalano in particolare:

Presente un elenco di tutti i tematismi consultabili e scaricabili.

Per tutte le 20 regioni italiane, sono indicati i siti Web di cartografia interattiva in cui sono disponibili carte dei SUOLI e carte tematiche derivate e dove scaricare i dati.

PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE

Il Piano di Tutela delle Acque (PTA), conformemente a quanto previsto dal D. Lgs. 152/99 e dalla Direttiva europea 2000/60 (Direttiva Quadro sulle Acque), è lo strumento regionale volto a raggiungere gli obiettivi di qualità ambientale nelle acque interne e costiere della Regione, e a garantire un approvvigionamento idrico sostenibile nel lungo periodo.


 AUTORITA’ DI BACINO E DISTRETTI IDROGRAFICI

Sempre in ottemperanza alla Direttiva 2000/60/CE, il territorio dell’Emilia-Romagna ricade in tre Distretti Idrografici, quello Padano, quello dell’Appennino Settentrionale e quello dell’Appennino Centrale. Per il territorio di competenza della Regione Emilia-Romagna l‘Autorità di Bacino del fiume Po, l’Autorità di Bacino dell’Arno e l’Autorità di Bacino del fiume Tevere hanno coordinato e redatto i Piani di Gestione della Acque rispettivamente per il Distretto Idrografico Padano, Appennino Settentrionale e Appennino Centrale, che sono stati adottati in sede di Comitato Istituzionale delle Autorità di Bacino Nazionali i Piani di Gestione dei Distretti Idrografici Padano, Appennino Settentrionale e Appennino Centrale, rispettivamente con:

– Delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino del fiume Po n. 1 del 24/02/2010

Delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino del fiume Arno n. 206 del 24/02/2010

– Delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino del fiume Tevere n. 1 del 24/02/2010.

Alle Autorità di Bacino è attribuito il compito di pianificazione e di programmazione al fine di fornire uno strumento – il Piano di bacino – per il governare unitario del bacino idrografico. La Regione Emilia-Romagna ha dato attuazione ai principi introdotti dalla legge 183/1989 e oggi, nel suo territorio, erano costituite le seguenti Autorità di bacino: Autorità di Bacino interregionale Marecchia e ConcaAutorità di Bacino interregionale Reno ,Autorità dei Bacini regionali Romagnoli  Autorità di Bacino del Fiume PoAutorità di Bacino del Fiume Tevere.

Nella seduta del 17 dicembre 2015 il Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino ha approvato (con propria Deliberazione n. 8/2015) la Direttiva “Valutazione del rischio ambientale connesso alle derivazioni idriche in relazione agli obiettivi di qualità ambientale definiti dal Piano di gestione del Distretto idrografico Padano” (di seguito brevemente definita “Direttiva Derivazioni”), il cui testo è scaricabile dal sito web dell’Autorità.

La Direttiva Derivazioni introduce un metodo di valutazione delle derivazioni di acque superficiali o sotterranee finalizzato alla verifica della compatibilità delle derivazioni stesse rispetto agli obiettivi di tutela ed alle previsioni contenuti nel Piano di Gestione del Distretto idrografico (“PdGPo”) e, più in generale, rispetto alla normativa di settore, in conformità alle previsioni di cui all’art. 12 bis, comma 1, lettera a del R.D n. 1175/1933 nonché alle finalità di controllo di cui all’art. 7, comma 2 del medesimo Regio Decreto.

L’applicazione della Direttiva Derivazioni costituisce quindi la condizione minima necessaria per verificare la compatibilità delle derivazioni oggetto delle istanze di nuova concessione o di rinnovo di quelle preesistenti rispetto alle finalità ed agli obiettivi previsti dalle suddette disposizioni di legge e di Piano, nonché rispetto alle prescrizioni formulate in sede comunitaria.

L’applicazione di detta Direttiva è obbligatoria per tutte le istanze di nuova derivazione e di rinnovo presentate dal 12 gennaio 2016. Per le istanze in corso di istruttoria alla data di adozione, al Direttiva assume il valore di linea guida a supporto della valutazione di compatibilità della derivazione rispetto agli obiettivi del PdGPo vigente.


AIPO- AGENZIA INTERREGIONALE FIUME PO

Mentre l’Agenzia Interregionale per il fiume Po –  AIPo, con quattro leggi approvate dai Consigli Regionali di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, è stata istituita, dal 2003,  ente strumentale delle quattro Regioni, che raccoglie l’eredità del disciolto Magistrato per il Po (istituito nel 1956) e cura la gestione del reticolo idrografico principale del maggiore bacino idrografico italiano, occupandosi, essenzialmente, di sicurezza idraulica, di demanio idrico e di navigazione fluviale.

Per svolgere tali funzioni, AIPo è articolata con sedi territoriali nel bacino – da Torino (Moncalieri), fino a Rovigo – e ha la sua sede principale a Parma. Dal suo sito è accessibile il geoportale che raccoglie i dati delle regioni interessate riguardanti il reticolo maggiore. In diretta sono disponibili i dati del monitoraggio idrografico e la possibilità di estrapolare i dati storici.


SERVIZIO IDRICO INTEGRATO E AUTORITA’ IDRICA

Il Servizio Idrico Integrato, è l’insieme dei diversi segmenti di gestione dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione d’acqua a usi civili, di fognature e depurazione delle acque reflue.

Il Servizio in genere viene fornito da un gestore che può essere pubblico o privato, anche se ormai a seguito del referendum del 2011 in Italia si tende ad una gestione pubblica.

Con la L.R. 23/2011 la Regione Emilia-Romagna ha adempiuto alle prescrizioni della L 191/2009 prevedendo l’individuazione di un unico Ambito territoriale ottimale comprendente l’intero territorio regionale (ed eventualmente in casi particolari anche Comuni esterni limitrofi al confine regionale) e riattribuendo le funzioni delle vecchie Agenzie provinciali ad un nuovo organismo pubblico dotato di autonomia amministrativa, contabile e tecnica, l’Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti.

L’Agenzia , tramite i suoi organi provvede ad una serie di compiti e controlli ed ha raggruppato gli ex Ato ( Piacenza, Modena, Ravenna, Rimini e Forlì- Cesena). L’Agenzia mantiene i rapporti con l’Autorità del Gas e dell’Energia, autorità cui è stata demandata anche la regolazione nazionale del servizio idrico nazionale. La tariffa idrica viene definita sulle base dei dettami sempre dell’Autorità, mentre la tutela dell’utente è affidata ad un Comitato consultivo degli utenti e dei portatori di interesse ai fini del controllo della qualità del servizio idrico integrato e del servizio di gestione dei rifiuti urbani.


AGENZIA PER LA PREVENZIONE, L’AMBIENTE E L’ENERGIA  (ARPAE)

Agenzia regionale per la prevenzione, l´ambiente e l´energia dell´Emilia-Romagna (Arpae), che integra le funzioni di Arpa (istituita con la legge regionale n.44 del 1995) e dei Servizi ambiente delle Province, è stata istituita con legge regionale n.13/2015 ed è operativa dal primo gennaio 2016.
Arpae esercita, in materia ambientale ed energetica, le funzioni di concessione, autorizzazione, analisi, vigilanza e controllo, nelle seguenti materie: risorse idriche; inquinamento atmosferico, elettromagnetico e acustico, e attività a rischio d´incidente rilevante; gestione dei rifiuti e dei siti contaminati; valutazioni e autorizzazioni ambientali; utilizzo del demanio idrico e acque minerali e termali.
Per le acque vi sono dati di monitoraggio e report annuali sia per le sotterranee che per le superficiali.


CONCESSIONI DI DERIVAZIONE D’ACQUA

La Regione esercita direttamente le funzioni di gestione dei beni del demanio idrico, come stabilito dall’art. 141 della Legge Regionale 21 aprile 1999, n. 3 e con apposito regolamento disciplina il procedimento di concessione (Regolamento Regionale n.41/2001).

Dal 1 maggio 2016 i Servizi Tecnici di Bacino (STB) della Regione Emilia-Romagna, che dal 2002 avevano il compito di esercitare i compiti relativi al rilascio delle concessioni di derivazione d’acqua  sono stati soppressi e le loro funzioni demandate alle Strutture Autorizzazioni e concessioni (Sac) di Arpae e all’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile.

All’Agenzia regionale  per la sicurezza territoriale e la protezione civile sono demandati i compiti riguardanti la prevenzione del dissesto idrogeologico e sicurezza idraulica, servizio di piena, nonché il nullaosta idraulico, i pareri previsti dalla normativa di settore e le funzioni in materia di trasporto marittimo e fluviale.

Alle Strutture Autorizzazioni e concessioni (Sac) di Arpae le aree demaniali mediante il rilascio delle concessioni; le risorse idriche mediante il rilascio delle concessioni per gli usi extradomestici e la “presa d´atto” per gli usi domestici.

Le concessioni demaniali acqua e suoli sono quindi passate alle  strutture di ARPAE.
Qui la modulistica per concessioni, comunicazioni e richieste.

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CONSORZI DI BONIFICA

I consorzi presenti sul territorio regionale sia di primo, secondo e di miglioramento fondiario sono i seguenti:

LE ACQUE IN PUGLIA

Con la legge n.17/2000 sono state stabilite le funzioni, tra l’altro, relative alla  gestione della risorsa idrica. La Regione mantiene le attività di programmazione e raccolta dati mentre le altre funzioni sono attribuite alle Province.

AVVISO IMPORTANTE

Piattaforma online “Procedimenti derivazioni idriche” Regolamento  regionale n. 2/2017.

In attuazione di quanto previsto dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 131 del 11/02/2020 “Approvazione delle modalità di informatizzazione dei procedimenti riguardanti le derivazioni di acqua pubblica: piattaforma online “Procedimenti Derivazioni idriche” sul portale www.sit.puglia.it”, si comunica che a partire dal 1 giugno 2020 entrerà in esercizio la piattaforma online per i procedimenti di derivazioni idriche (pozzi).

Si rammenta che, a partire da tale data non sarà più possibile presentare, quindi accettare da parte della Provincia di Brindisi, nuove istanze cartacee riguardanti tutte le diverse tipologie di autorizzazione e/o comunicazioni compreso le dichiarazioni relative ai prelievi effettuati.

Pertanto tutte le nuove istanze di qualsivoglia tipologia inerenti l’approvvigionamento idrico (pozzi), dovranno essere tassativamente inoltrate alle Province utilizzando la predetta piattaforma online.

Si informa che l’accesso alla piattaforma online da parte degli utenti e/o tecnici avviene attraverso il portale www.sit.puglia.it  previa registrazione  e successiva richiesta di abilitazione al servizio specifico.

Per ogni opportuno approfondimento la Deliberazione della Giunta Regionale n. 131 del 11/02/2020 e la DD n. 95 del 21.04.2020 di approvazione del manuale d’uso.

PUGLIA CON

Il Portale del Sistema Informativo Territoriale con numerosi dati liberamente scaricabili come il Piano di Tutela delle Acque .

OPEN DATA

Nel portale degli open data i dati sono stati aggiornati


DISTRETTO IDROGRAFICO APPENNINO MERIDIONALE

Sulle sua pagine web sono disponibili i piani- programmi.


AUTORITA’ IDRICA PUGLIESE

La Regione Puglia dovendo ottemperare alla Legge 26 marzo 2010 n. 42, Soppressione Autorità d’Ambito Territoriale per la gestione delle risorse idriche, ha istituito con Legge Regionale 30 maggio 2011, n. 9 e successiva modifica Legge Regionale 13 ottobre 2011, n. 27. “Modifiche alla legge regionale 30 maggio 2011, n. 9 (Istituzione dell’Autorità idrica pugliese), l’Autorità idrica pugliese, soggetto rappresentativo dei comuni pugliesi per il governo pubblico dell’acqua, con sede legale in Bari. L’Autorità, ente pubblico non economico, è dotata di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale e contabile. Il gestore per la Puglia è unico ed è l’Acquedotto Pugliese


AGENZIA PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE

L’Agenzia  effettua i monitoraggi delle acque superficiali, le acque destinata al consumo umano.

Ha un sito dedicato agli indicatori ambientali 


CONSORZI DI BONIFICA

Nella Regione Puglia è attiva l’Associazione dei Consorzi, ANBI Puglia e i consorzi aderenti sono:


CONCESSIONI DI DERIVAZIONE D’ACQUA

In carico alle Province e Città metropolitana di Bari come da norma sopracitata tramite il portale del sistema informativo territoriale della Regione Puglia.


L’ACQUA  IN TOSCANA

Ai sensi della Legge Regione Toscana n. 22 del 3 marzo 2015 Riordino delle funzioni provinciali e attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), così come modificata ed integrata dalla Legge Regione Toscana n. 70 del 30 ottobre 2015, a partire dal giorno 01.01.2016 le province cessano la propria competenza nelle funzioni di rilascio delle concessioni.

Qui la pagina di riferimento regionale, di cui si accede a tutte le informazioni necessarie

DOCUMENTAZIONE TECNICA REGIONALE

Il Piano di Tutela delle Acque della Regione Toscana è stato approvato nel 2017 ed è suddiviso nei 12 bacini idrografici presenti:

  • 3 bacini regionali (Ombrone, Toscana Costa, Toscana Nord);
  • 3 bacini nazionali (Arno, Po, Tevere);
  • 1 bacino sperimentale (Serchio);
  • 5 bacini interregionali (Magra, Fiora, Reno, Conca-Marecchia, Lamone-Montone)

Il Piano Ambientale ed Energetico Regionale (Paer) , istituito dalla L.R. 14/2007, più volte modificato nel corso degli anni, è stato approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 10 dell’11 febbraio 2015, pubblicata sul Burt n. 10 parte I del 6 marzo 2015.

Sistema Informativo Regionale Ambientale (SIRA)

Il portale – come recita l’introduzione –  mette a disposizione delle istituzioni, delle associazioni e dei cittadini i risultati delle attivita’ di controllo e monitoraggio effettuati dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana e da altri enti che operano in campo ambientale.

La pagina introduttiva sulle acque è possibile reperirla qui, da cui si naviga all’interno dei dati e delle mappe disponibili.

Catasto delle Utenze Idriche ( sia superficiali che sotterranee) in formato mappa.

OPEN DATA

Un portale che raccoglie database anche ambientale, oltre ad essere un punto di comunicazione e proposte.

Geologia

La Regione ha inserito numerose pagine web e database in merito alla geologia del suo territorio (vedi qui) ed in particolare è possibile scaricare e collegarsi ad una serie di database.


 DISTRETTO IDROGRAFICO APPENNINO SETTENTRIONALE

Il territorio del Distretto attuale interessa 3 regioni la Toscana la Liguria e marginalmente l’Umbria.
Di seguito le Amministrazioni che ricadono all’interno del territorio:

Regioni

Queste invece le soppresse Autorità di Bacino nazionali, interregionali, regionali che interessavano il territorio del Distretto dell’Appennino Settentrionale:

  • Autorità di Bacino del Fiume Arno bacino nazionale
  • Autorità di Bacino del Fiume Serchio bacino nazionale
  • Autorità di Bacino del Fiume Magra bacino interregionale
  • Autorità di bacino Liguria bacino regionale
  • Bacino Regionale Toscana Nord bacino regionale
  • Bacino Regionale Toscana Costa bacino regionale
  • Bacino Regionale Ombrone Grossetano bacino regionale

Disponibili sul sito i piani di bacino e il piano rischio alluvioni.


AGENZIA PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE

L’Agenzia, istituita con Legge regionale n. 66/1995, è attiva dal 1996 ed è stata recentemente riformata con Legge regionale n. 30/2009. Attraverso le proprie Strutture, dislocate in tutto il territorio regionale, ARPAT garantisce l’attuazione degli indirizzi regionali nel campo della prevenzione e tutela ambientale operando secondo quanto previsto nella Carta dei servizi e delle attività di ARPAT. L’Agenzia, dinamica e aperta alla partecipazione, opera al servizio delle istituzioni e di tutti i cittadini uniformando l’azione allo scenario definito nella mission e nella vision.

Acque superficiali

Acque sotterranee

Acque ad uso umano    ( acque potabili, acque di sorgente, acque minerali naturali, acque termali )

La banca dati POT riguarda il monitoraggio ambientale delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, previsto dal D.Lgs 152/2006 (art.80) e dei successivi decreti attuativi con i quali è stata recepita nell’ordinamento nazionale la Direttiva 2000/60/CE (WFD – Water Framework Directive)

Sito estremamente ricco di informazioni, dati, pubblicazioni e di facile navigabilità, consigliatissimo per gli aggiornamenti anche di livello europeo.

l’Agenzia Regionale Toscana esce ogni anno con numerosi rapporti e pubblicazioni riguardanti l’ambiente e sono scaricabili gratuitamente dal loro sito ( vedi qui )


SERVIZIO IDRICO INTEGRATO E AMBITI TERRITORIALI

Dal 1 gennaio del 2012 da parte della Regione Toscana è stata istituita l’Autorità Idrica Toscana. L’autorità è un ente pubblico, rappresentativo di tutti i comuni toscani, al quale la legge regionale 69 del 28 dicembre 2011 attribuisce le funzioni di programmazione, organizzazione e controllo sull’attività di gestione del servizio idrico integrato. Le funzioni già esercitate dalle autorità di ambito territoriale ottimale sono state trasferte ai comuni che le esercitano obbligatoriamente tramite l’Autorità Idrica Toscana.

Il territorio poi è suddiviso in Conferenze Territoriali che riprendono i territori delle vecchie AATO,  stabiliti dalla L.R. 21-7-1995 n. 81: “Norme di attuazione della legge 5 gennaio 1994, n. 36: “Disposizioni in materia di risorse idriche”, pubblicata nel B.U. Toscana 2 agosto 1995, n. 49 e non coincidono con i confini amministrativi delle Province.

Gli Ambiti sono 6:

a) ambito territoriale n. 1, denominato “Toscana Nord”;

b) ambito territoriale n. 2, denominato “Basso Valdarno”;

c) ambito territoriale n. 3, denominato “Medio Valdarno”;

d) ambito territoriale n. 4, denominato “Alto Valdarno”;

e) ambito territoriale n. 5, denominato “Toscana Costa”;

f) ambito territoriale n. 6, denominato “Ombrone”.


CONCESSIONI DI DERIVAZIONE D’ACQUA

Ai sensi della Legge Regione Toscana n. 22 del 3 marzo 2015 Riordino delle funzioni provinciali e attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), così come modificata ed integrata dalla Legge Regione Toscana n. 70 del 30 ottobre 2015, a partire dal giorno 01.01.2016 le province cessano la propria competenza nelle funzioni di rilascio delle concessioni.

Città Metropolitana di Firenze

Sistema Informativo Metropolitana (S.I.T.)
L’amministrazione metropolitana ha avviato un percorso che mira alla costituzione di un unico sistema informativo che, superando consolidate le divisioni per disciplina e/o settore (ad esempio quelle per cui in genere un sistema informativo territoriale assume la sua rilevanza solo nell’ambito della pianificazione territoriale), mira ad integrare le diverse fonti per supportare le diverse attività – sia di pianificazione (strategica e territoriale), sia di programmazione, sia di gestione.

Comune di Grosseto

Provincia di Livorno

Provincia di Pisa

Sistema Informativo Territoriale

La Provincia di Pisa ha attivato il proprio Sistema Informativo Territoriale nel 1990. Tutta l’attività si è sviluppata in coerenza con quanto disposto, prima dalla Legge Regionale N° 5/95 e successivamente dalla Legge Regionale N° 1/05, che assegna al SIT un ruolo insostituibile quale riferimento conoscitivo fondamentale per la definizione degli atti di governo del territorio e la verifica dei loro effetti.

Provincia di Pistoia

Provincia di Prato

La Provincia di Prato si è dotata di un Sistema Informativo Territoriale in cui sono raccolti tutti i dati e gli archivi riguardanti il suo territorio. ( vedi elenco).  Esiste un layer relativo agli acquiferi visibile previo installazione di un viewer ( vedi qui).

Provincia di Siena

Il Sistema Informativo  Territoriale è reperibile sul sito, denominato SIT ma è necessario richiedere i dati tramite la modulistica ( vedi qui)


CONSORZI DI BONIFICA

La Legge Regionale 79 del 17 dicembre 2012  ha riformato la materia della bonifica in Toscana secondo alcuni principi guida:

  • L’attività di bonifica comprende tutte le azioni relative alla messa in sicurezza idrogeologica del territorio e alla gestione e manutenzione dei corsi d’acqua e delle relative opere;
  • Tutto il territorio regionale è affidato ai 6 nuovi consorzi di bonifica, con il superamento della separazione delle competenze tra Consorzi e Comunità Montane;
  • La Regione ha assegnato ad ogni Consorzio la gestione di un reticolo idrografico individuato su base cartografica indipendentemente dalle classifiche di cui ai R.D. 523/1904 e 368/1904;
  • Il tributo di bonifica è stato applicato in maniera omogenea a tutto il territorio regionale sulla base dei nuovi piani di classifica, approvati dalla Giunta Regionale;
  • I Consorzi hanno cominciato a gestire in forma associata alcune  attività per garantire una presenza omogenea sul territorio e produrre economie di scala.

Con la nuova legge il territorio è diviso in 6 comprensori di bonifica affidati a 6 Consorzi di Bonifica, associati ad ANBI Toscana,  che sostituiscono tutti gli altri enti che, in precedenza, avevano funzioni di bonifica:

 

Consorzio Lamma

ll LaMMA, Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale per lo sviluppo sostenibile, è un consorzio pubblico tra la Regione Toscana e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.