Portale di informazione sulle acque sotterranee e non solo

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Settembre 2011

La Libia si trova nella parte nord del continente africano, occupando una superficie di circa un milione e mezzo di Kmq ed affacciandosi sul Mediterraneo con circa  2000 Km di coste.  Il clima libico è tipicamente desertico, specialmente nella parte  sud e nelle regioni  centrali, con piogge scarse e discontinue, mentre nella parte nord è mediterraneo con temperature moderate e umidità relativa abbastanza alta.
La maggioranza dell’acqua utilizzata dalla popolazione deriva dalle acque sotterranee ed in particolare da un acquifero posizionato nella parte sud del paese denominato Nubian Sandstone Aquifer System. Si tratta di un acquifero, formatosi in ere precedenti, con un tempo di ricarica molto limitato, se non nullo. Su questo acquifero, scoperto negli anni 50, si concentra un mega progetto del precedente governo libico denominato Il Grande Fiume Fatto dall’Uomo ( The Great MenMade River), che trasporta l’acqua per centinaia di Km fino alle coste mediterranee.

Per approfondire:

Wikipedia ( in inglese);

Video da youtube.com

aprile 2012

Da uno studio pubblicato su IOPscience sembra che esistano immensi serbatoi di acqua sotterranea in Africa per un volume complessivo nelle falde acquifere sommerse di 100 volte superiore alla quantita’ presente in superficie.

La ricerca è stata promossa dal British Geological Survey e da University College of London che hanno realizzato una mappa quantitativa dettagliata.

La mappa e’ stata pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters e vuole essere uno strumento di sostegno della tesi della trivellazione su larga scala come strategia migliore per la diffusione delle risorse idriche, data la crescente domanda che si verifichera’ nei prossimi decenni a causa della crescita della popolazione e alla necessita’ di irrigazione dei raccolti.

Va considerato però un punto ulteriore sulla ricarica di queste falde per evitare di usare acque fossili il cui tempo di ricarica si calcola in migliaia di anni e non in pochi anni come le nostre.

Novembre 2012

Da Le Scienze:

Le risorse di acqua dolce della Terra sono soggette a una crescente pressione a causa sia dei consumi sia dell’inquinamento. Fino a poco tempo fa, i problemi di disponibilità, utilizzo e gestione dell’acqua dolce sono stati affrontati a scala locale, nazionale e di bacino idrografico. Il riconoscimento che le risorse di acqua dolce sono soggetti a cambiamenti globali ha portato un certo numero di ricercatori a sostenere l’importanza di porre i problemi relativi alla gestione dell’acqua dolce in un contesto globale, soprattutto perché molti paesi hanno esternalizzato notevolmente la loro “impronta idrica”, ossia il consumo di acqua, attraverso il risparmio di questa risorsa ottenuto importando prodotti i cui cicli di lavorazione prevedono un uso intensivo dell’acqua.

Ora due ricercatori del Dipartimento di ingegneria e gestione delle acque dell’Università di Twente a Enschede, nei Paesi Bassi, hanno realizzato uno studio che mappa con elevata risoluzione spaziale l’impronta idrica (o WF, water footprint) dell’umanità e i flussi “nascosti” fra le varie nazioni.

Dallo studio risulta che l’impronta idrica globale media annua nel periodo 1996-2005 è stata di 9087 gigametricubi all’anno (74% verde, 11% blu, 15% grigio), alla quale la produzione agricola contribuisce per ben il 92 per cento.

Per approfondire:

Articolo completo in inglese scaricabile dal sito di PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences Of United States of America;

Articolo riassuntivo sulle Le Scienze

Carta-di-Milano

La Carta di Milano è un manifesto concreto e attuabile che coinvolge tutti, donne e uomini, cittadini di questo pianeta, nel combattere la denutrizione, la malnutrizione e lo spreco, promuovere un equo accesso alle risorse naturali e garantire una gestione sostenibile dei processi produttivi.

La Carta di Milano, infatti, esplora il tema di Expo Milano 2015 Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita attraverso quattro prospettive interconnesse: cibo, energia, identità e dinamiche della convivenza.

L’Ente regolatore della città di Milano, ATO Città di Milano, congiuntamente a MM Spa e Utilitalia, ha pensato di dare un contributo dando degli obiettivi di qualità e di impegno nella gestione del servizio idrico integrato ed in generale della gestione della risorsa idrica che si impegnano a tradurre nel lavoro quotidiano.

Per consultare il contributo alla Carta di Milano

cartadimilano

aprile 2013

Nel mese di febbraio a Roma si è tenuto un importante convegno a Roma organizzato proprio dall’Istituto Superiore per la Protezione e  la Ricerca Ambientale sul consumo di suolo fertile in Italia.

Il convegno, organizzato da ISPRA, CRA e Università ‘La Sapienza’, si propone come momento di riflessione, di aggiornamento e di confronto tra gli attori maggiormente coinvolti, sull’attuale capacità di valutazione dello stato del consumo del suolo a livello nazionale, anche al fine di fornire dati e stime aggiornati e contributi utili a completare il quadro normativo nazionale.

Il tema del consumo del suolo dovuto all’espansione urbana sta assumendo un’importanza crescente nel contesto della sostenibilità ambientale e della pianificazione territoriale. Al fine di monitorare lo stato e individuare le cause e i maggiori impatti del consumo di suolo, negli ultimi anni sono state avviate diverse iniziative, tra cui la pubblicazione degli “Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo” della Commissione Europea e le attività di produzione di servizi informativi nell’ambito del programma Copernicus (già noto come GMES – Global Monitoring for Environment and Security).

A livello nazionale, ISPRA ha definito e realizzato, in collaborazione con il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA/ARPA/APPA), un sistema di monitoraggio e di valutazione del consumo del suolo. Parallelamente, si sono sviluppate iniziative nell’ambito del Sistema Statistico Nazionale, con la collaborazione di Istat, ISPRA, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Inea, e sinergie con programmi di ricerca nazionali tra cui “AGROSCENARI” del Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA).

E’ disponibile anche un questionario da compilare per valutare il livello di interesse sui dati di consumo di suolo, al fine di evidenziare le priorità di sviluppo della ricerca, le necessità tecniche degli operatori e gli elementi necessari per definire le opportune misure per il contenimento e la gestione del consumo di suolo. (vai al questionario).

 

la goccia d'acqua

Neve

di Cristina Arduini

foto da Pixabay

Negli anni Sessanta del secolo scorso, una cosa che adoravo fare quando si andava in montagna con la mia famiglia nel periodo natalizio, era camminare nel silenzio notturno dei sentieri innevati. La neve brillava alla luce delle stelle e della luna piena e si sentiva solo lo scricchiolio della neve ghiacciata sotto i nostri cauti passi. In quegli anni era scontato andare in montagna in inverno e trovarci la neve e nel minuscolo paesino delle Dolomiti dove andavamo ce ne era veramente tanta. Non c’era nulla, solo silenzio, boschi. Nessun impianto di risalita, le piste per lo slittino o per lo sci, in via del tutto eccezionale, erano dietro casa e battute dal trattore di un contadino gentile con noi ragazzi. Le strade piene di ghiaccio e pulite in modo sommario solo perché serviva all’autobus di linea una volta al giorno, erano pochissimo frequentate. Ed il mondo rimaneva là fuori. Erano quindici giorni da favola per noi di Milano, dove, quando arrivava la neve, diventava subito sporca e nera, non la magnifica coltre bianca che ricopriva intere vallate montane.

Ma perché vi racconto tutto questo? Perché mi sono venute in mente molte cose guardando la neve fradicia e grigina che scendeva dal cielo qui in città, in questi giorni.

Guardare la neve candida rasserena. Copre ogni cosa, toglie gli spigoli aguzzi, le punte, gli angoli acuti e ottusi e rende tutto rotondo, dolcemente ondulato. I suoni sono ovattati ( c’è una spiegazione scientifica!) e il mondo sembra tragga profondi respiri in attesa. Neve che era una certezza, rimaneva tutto l’inverno e che sapevi si sarebbe sciolta con l’arrivo della primavera, come era giusto nell’alternarsi delle stagioni.

Ma ora ce ne siamo accorti un po’ tutti la neve in montagna è cambiata. Molto spesso pesante, fradicia d’acqua e quindi pericolosa per le valanghe e per i boschi con le piante sovraccariche di neve bagnata. Ormai abitiamo in un paese caldo, anche in montagna dove il freddo non rimane per lungo tempo ma solo per pochi giorni con forti oscillazioni delle temperature portando con sè una serie di problematiche cui gli stessi abitanti non sono più abituati.

foto da Pixabay

E parliamo della neve, che forse i nostri nipoti la vedranno solo nei video della nostra gioventù, ma dal punto di vista scientifico. Proprio due parole. Fa parte del meraviglioso ciclo dell’acqua, e quando il vapore acqueo nell’alta atmosfera, a temperatura inferiore a 5 °Cbrina attorno ai cosiddetti germi cristallini e, pesante, precipita verso il suolo.

I popoli assuefatti alla neve e all’inverno, la chiamano in mille modi diversi a seconda di come cade, come è composta, in che periodo dell’anno cade e la conoscono molto bene. Anche in italiano e nei nostri numerosi dialetti ci sono molte variabili come nevischio, acquaneve, blizzard e chi più ne ha più ne metta.

Ma affidiamoci agli esperti che la conoscono bene e ne hanno scritto in libri interessanti che possono essere letti durante le vacanze natalizie o regalati.

Mario Rigoni Stern ne ha scritti parecchi, tutti riferiti all’Altopiano di Asiago sua terra natale ed è piacevole camminare con le sue storie nei boschi.
Invece un libro che ci racconta proprio della neve e delle attuali problematiche connesse è scritto da un forestale, Daniele Zovi con Autobiografia della neve, che riprende il discorso di Rigoni Stern e altre gradevoli storie.

foto da Pixabay

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