Portale di informazione sulle acque sotterranee e non solo

risorse idriche

LE ACQUE IN LIGURIA

La Regione Liguria ha un proprio sito dedicato all’ambiente e come meglio specificato nell’introduzione al capitolo delle acque: ” Come viene descritto nella sezione geologia, l’acqua ligure ha un aspetto sfuggente e contrastato: scorre raramente tranquilla in superficie, ma si nasconde più spesso nel sottosuolo, abbandona per molti mesi all’anno gli alvei dei torrenti in secca e riappare impetuosa in coincidenza dei temporali, modella la costa con onde, mareggiate e correnti”

 La gestione delle acque interne  in Liguria è affidata alla Regione che procede di concerto con le Province ed i Comuni, come prevede la normativa regionale in merito. I compiti della Regione vanno dalla pianificazione e gestione dell’intero ciclo integrato delle risorse idriche, dall’attingimento alla distribuzione di acqua potabile, dalla concessione di grandi derivazioni per uso potabile, agricolo o industriale al controllo in merito alla qualità ed alla disponibilità delle risorse, dalla localizzazione degli impianti alla depurazione di reflui e scarichi.


DATI

La Regione Liguria  ha un Portale ambientale attivo con numerose informazioni, anche geologiche,  tra cui anche la mappatura delle derivazioni idriche. Invece il Geoportale, estremamente ricco e dettagliato sui dati territoriali, è un utile strumento per casistiche varie.

PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE

Secondo quanto previsto dal Consiglio regionale, è stato predisposto il testo coordinato del Piano di tutela, con presa d’atto della Giunta regionale. Il testo coordinato del Piano è pubblicato qui.


DISTRETTI IDROGRAFICI

Il territorio regionale ricade per il versante padano nel Distretto Idrografico del fiume Po e per i restanti bacini nel Distretto dell’Appennino Settentrionale, su cui siti si possono scaricare i Piani di Bacino relativi.


SERVIZIO IDRICO INTEGRATO E AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI

La Legge Regionale n. 1 del 24 febbraio 2014, come modificata dalla Legge Regionale 23 settembre 2015 n.17, individua 6 Ambiti Territoriali Ottimali, le cui funzioni di enti di governo degli ATO liguri per l’organizzazione del servizio idrico integrato, inizialmente attribuite ad aggregazioni comunali, sono assegnate alle Province:

Gli ATO, come è noto, rilasciano l’autorizzazioni agli scarichi nella pubblica fognatura e quindi sono soggetti alla recente normativa sull’autorizzazione Unica ambientale. Ogni Ato ha inserito le nuove disposizioni sul proprio sito, ove presente.


ARPAL ( Agenzia della Protezione dell’ambiente ligure)

ARPAL è un stata istituita con Legge Regionale 39/95, in attuazione della Legge 61/94.

L’Agenzia è ora regolata dalla legge regionale n° 20 del 4 agosto 2006 e s.m.i., “Nuovo ordinamento dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure e riorganizzazione delle attività e degli organismi di pianificazione, programmazione, gestione e controllo in campo ambientale”, che mantiene in capo ad ARPAL le competenze istituzionali in campo ambientale.
Le competenze sulle acque sono molteplici e vanno dal monitoraggio all’elaborazione di dati ( per approfondire)


 

CONCESSIONI DI DERIVAZIONE D’ACQUA

La Regione è competente per le funzioni amministrative relative alle piccole e grandi derivazioni d’acqua pubblica.

Sono definite grandi derivazioni quelle che eccedono i seguenti limiti:
a) per produzione di forza motrice: potenza nominale media annua kilowatt 3.000
b) per uso potabile: litri 100 al minuto secondo
c) per irrigazione: litri 1.000 al minuto secondo o meno per irrigare una superficie superiore ai 500 ettari
d) per bonificazione per colmata: litri 5.000 al minuto secondo
e) per usi industriali, inteso tale termine con riguardo ad usi diversi da quelli espressamente indicati: litri 100 al minuto secondo
f) per uso ittiogenico: litri 100 al minuto secondo
g) per costituzione di scorte idriche a fini di uso antincendio e sollevamento a scopo di riqualificazione di energia: litri 100 al minuto secondo.

La derivazione di acque pubbliche è subordinata all’ottenimento di una concessione, a norma del Regio Decreto n. 1775 dell’11 dicembre 1933 (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici); tale concessione, prima del riordino delle funzioni attribuite alle province stabilito dal D.P.G. 21/2015, era rilasciata dalla Regione, nel caso delle grandi derivazioni, oppure dalla Provincia competente per territorio, nel caso delle piccole derivazioni.
Oggi, come stabilito dalla L.R. n. 15/2015 e dal Decreto del Presidente della Giunta n. 21/2015 tutte le concessioni, grandi e piccole, sono di competenza regionale, a cura dei seguenti uffici territorialmente competenti:

  • Settore Difesa del suolo – Savona e Imperia
    Dirigente: Enrico Pastorino – enrico.pastorino@regione.liguria.it
    Savona: tel. 010 548 8363
    Imperia: tel. 010 548 8322
    Sede di Savona – via Sormano, 12
    Referente: Silvia La Barbera – silvia.labarbera@regione.liguria.it
    tel. 019 8313 305
    Sede di Imperia – piazza Roma, 2
    Referente: Katia Giordano – katia.giordano@regione.liguria.it
    tel. 010 548 8327
  • Settore Difesa del suolo – Genova
    L.go Francesco Cattanei, 3
    Dirigente: Agostino Ramella agostino.ramella@regione.liguria.it
    tel: 010 5499 849
    Dirigente Unità specialistica di staff Demanio idrico: Maria Traverso maria.traverso@regione.liguria.it
    tel.: 010.5499 691
    Referenti Derivazioni idriche:
    Marco Grita – marco.grita@regione.liguria.it
    tel: 010.5499.840 per i comuni di: Arenzano, Avegno, Bargagli, Bogliasco, Camogli, Campo Ligure, Campomorone, Ceranesi, Cogoleto, Davagna, Genova, Masone, Mele, Mignanego, Montoggio, Pieve Ligure, Recco, Rossiglione, S. Olcese, Serra Riccò, Sori, Tiglieto e Uscio
    Alessio Brandino – alessio.brandino@regione.liguria.it
    tel: 010 549 9746 per i restanti comuni
    Per informazioni e chiarimenti, il ricevimento del pubblico si effettua il martedì e il giovedì dalle ore 9.00 alle ore 12.00, previo appuntamento.
  • Settore Difesa del suolo – La Spezia
    Via XXIV Maggio, 3
    tel: 0187 742573
    Referente: Paolo Delnevo paolo.delnevo@regione.liguria.it,
    tel. 010 548.8126

La presentazione delle istanze di derivazione è possibile tramite la compilazione dei modelli di domanda scaricabili nella sezione “Allegati”, oppure on line.

Dal geoportale si accede alle cartografia delle derivazioni idriche.


CONSORZI DI BONIFICA

Ne esiste solo uno:

Consorzio Canale Lunense

LE ACQUE IN UMBRIA

La tutela della acque è uno degli obiettivi fondamentali delle politiche ambientali della Regione Umbria: il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, devono essere assicurati nel pieno rispetto del principio fondamentale che tutte le acque sono pubbliche e costituiscono una risorsa che deve essere salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà. Qualsiasi uso delle acque deve essere effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale, indirizzandosi verso il risparmio ed il rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici.

Nel sito regionale sono presenti informazioni generali (qui ), oltre al link alle due Province esistenti – Perugia e Terni – per il dettaglio del procedimento.


SISTEMA INFORMATIVO REGIONALE

Il SIAT – Sistema Informativo regionale ambientale e territoriale, gestisce ed utilizza questo portale web come strumento per la pubblicazione e fruizione in rete del sistema diffuso di conoscenze attinenti il territorio e l’ambiente.
Il portale Open Data è un catalogo che permette la ricerca, l’accesso, il download e l’anteprima dei dati aperti. Il caricamento dei dati è un’operazione continua e costante. Vi sono alcuni dataset sulle acque scaricabili in formato zip. Altro strumento è il Piano di Tutela delle Acque .


DISTRETTI IDROGRAFICI

Il 17 febbraio 2017 entra in vigore il decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 294 del 25 ottobre 2016 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 2017) in materia di Autorità di bacino distrettualiTale decreto, ai sensi dell’art. 63 comma 3 del d.lgs. 152/2006, dà avvio alla riforma distrettuale ed è finalizzato a disciplinare le modalità e i criteri per il trasferimento del personale e delle risorse strumentali e finanziarie dalle vecchie Autorità di bacino alla nuova Autorità distrettuale. Dal 17 febbraio 2017 risultano soppresse, per espressa disposizione di legge (rif. art. 51 comma 4 della legge n. 221/2015), tutte le Autorità di bacino di cui alla legge 183/1989.
La Regione Umbria fa parte del 
Distretto idrografico Appennino Centrale  principalmente e del Distretto idrografico Appennino Settentrionale.


AGENZIA DELLA PROTEZIONE AMBIENTALE 

L’Agenzia regionale di protezione ambientale (ARPA) è stata istituita nel marzo 1998 con la legge regionale n. 9 (modificata dalla Legge Regionale 31 ottobre 2007, n. 29).

Su proposta della Giunta, il Consiglio Regionale determina gli obiettivi dell’attività dell’ARPA con validità triennale e lo sviluppo e il coordinamento delle azioni di prevenzione e tutela ambientale, di cui sono responsabili i soggetti istituzionali a favore dei quali opera l’ARPA, è demandato al Consiglio di Indirizzo composto dagli Assessori all’Ambiente delle Province di Perugia e Terni e da tre sindaci designati dall’Anci in rappresentanza dei Comuni.

La sezione acque è ricca di collegamenti e pubblicazioni che elaborano e sintetizzano dati in merito alle acque sia superficiali che sotterranee.


AUTORITA’ UMBRA PER I RIFIUTI E LE RISORSE IDRICHE

Con la legge regionale 17 maggio 2013, n. 11  “Norme di organizzazione territoriale del servizio idrico integrato e del servizio di gestione integrata dei rifiuti e soppressione degli Ambiti territoriali integrati”, la  Regione ha individuato l‘intero territorio regionale come ambito territoriale ottimale e, conseguentemente, ha soppresso i quattro  ATI esistenti  ed ha conferito le funzioni in materia di risorse idriche e rifiuti ad un unico soggetto, Autorità Umbra per i Rifiuti e le Risorse idriche (AURI), cui partecipano i Comuni della Regione.

AURI Umbria


CONCESSIONI DI DERIVAZIONE D’ACQUA

Le autorizzazioni alla realizzazione di pozzi a qualsiasi uso adibiti, sono di competenza dei Comuni (cfr. art. 124, c. 1, lettera g) della legge regionale 1/2015. Lo sfruttamento dei pozzi ad uso extradomestico è soggetto alla richiesta di concessione ordinaria da presentare alla Provincia.
Quindi, chiunque voglia sfruttare un’opera esistente per usi NON DOMESTICI, dovrà presentare agli uffici provinciali la Domanda di Concessione  e nel caso di prelievo anticipato in pendenza dell’iter amministrativo pagano il canone. Inoltre la competenza delle Province riguarda il rilascio delle licenze di attingimento per le acque superficiali. Idem per quanto riguarda le acque superficiali.

Provincia di Perugia ( pagina iniziale )

Gestisce le attività istruttorie relative alle piccole e grandi derivazioni da acque pubbliche superficiali, all’escavazione di pozzi extradomestici e alle derivazioni da acque sotterranee a esclusione di quelle a uso strettamente domestico, ai procedimenti autorizzativi relativi agli sbarramenti di ritenuta.

Provincia di Terni ( pagina iniziale)

Pagina di riferimento del servizio: ove è possibile trovare i riferimenti procedurali e i nominativi del personale addetto al procedimento che interessa. La modulistica necessaria è scaricabile dalla pagina web di riferimento cliccando direttamente sulla tipologia di richiesta.


CONSORZI DI BONIFICA

I consorzi presenti sul territorio regionale sono i seguenti:


LE ACQUE IN BASILICATA

La Regione Basilicata ha una notevole geomorfologia da cui si origina una complessa rete idrografica, superficiale e sotterranea. Il sistema idrografico è composto da cinque fiumi che sfociano  nel mar Jonio (da est verso ovest Bradano, Basento, Cavone, Agri e Sinni), i cui bacini nel complesso si estendono su circa il 70% del territorio regionale. La restante porzione è interessata dal bacino in destra del fiume Ofanto, che sfocia nel mar Adriatico, e dai bacini dei fiumi Sele e Noce con foce nel Mar Tirreno. Il regime dei corsi d’acqua lucani è tipicamente torrentizio, caratterizzato da massime portate durante il periodo invernale e da un regime di magra durante la stagione estiva. Si individuano 9 bacini idrografici con un estensione territoriale di 11.171,18 Kmq in totale. Numerosi corsi d’acqua sono stati intercettati mediante la costruzione di dighe e traverse.

La storia della gestione idrica in Basilicata è strettamente correlata alla Regione Puglia e alle sue necessità idriche. Il 5 agosto 1999 la Regione Basilicata, la Regione Puglia, il Ministero dei Lavori Pubblici hanno sottoscritto, ai sensi dell’art. 17 della L. 36/1994, un Accordo di Programma finalizzato alla regolamentazione dei processi di pianificazione e gestione delle risorse idriche condivise tra le regioni Basilicata e Puglia.

Tale accordo è rimasto al momento l’unica forma di federalismo solidale esistente in Italia su una risorsa così preziosa come l’acqua.

DATI E PROGRAMMI

L’avanzamento dei processi di governance delle politiche ambientali e forestali costituisce uno dei principali compiti e impegni istituzionali della Regione Basilicata. Il miglioramento delle basi conoscitive ottenuto grazie allo sviluppo dei Sistemi Informativi Geografici (GIS) ha notevolmente aumentato la comprensione di processi dinamici dei sistemi territoriali ed ambientali, aumentato la capacità di monitoraggio degli stessi, permesso di evidenziare i contesti operativi e gli strumenti da utilizzare in sede di programmazione.
La Regione si è dotata di un catalogo dati, compreso l’uso di suolo, scaricabili. mancano informazioni, al momento, sulle risorse idriche.

La Regione ha messo in linea  il Geoportale  in cui sono raccolte molte informazioni e dati sulla Basilicata sull‘ambiente e territorio , oltre alle mappe catastali e pedologiche. Se poi si vuole, si può accedere al catalogo dati della Basilicata.

CICLO DELL’ACQUA

La complessa variabilità orografica della Regione ha generato una rete idrografica molto ricca.  Il regime idrologico dei principali corsi d’acqua lucani (il Bradano, il Basento, il Cavone, l’Agri e il Sinni) non è caratterizzato da portate consistenti, anzi, va evidenziato che il loro tratto superiore è contraddistinto da un carattere torrentizio a forte pendenza.
Il Bradano, il Basento ed il Cavone drenano i terreni argillosi dell’Avanfossa Bradanica, poveri di manifestazioni sorgentizie, mentre l’Agri ed il Sinni raccolgono le acque dell’area montana, ricca di sorgenti. La forte irregolarità delle portate e l’esiguità dei coefficienti di deflusso determinano condizioni particolari per le quali solamente il fiume Agri può essere considerato a carattere perenne, al contrario degli altri corsi d’acqua che manifestano portate intermittenti con frequenti periodi di magra estiva. Dalla stessa pagina si accede al Piano di Tutela delle Acque, alla modulistica per il rilascio di concessioni, la normativa di riferimento e al progetto di georeferenziazione.

Le concessioni, cosi come stabilito dalla Deliberazione di Giunta Regionale n° 833 del 23 giugno 2015 inerente: “Regolamento regionale per la disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione di acqua pubblica” l’Ufficio Ciclo dell’Acqua dell’ente regionale è titolare del rilascio delle concessioni.
Esiste un elenco in PDF delle concessioni presenti sul territorio: dalle sorgenti alle derivazioni idroelettriche.

AUTORITA’ DI BACINO

 l’Autorità di Bacino della Basilicata (AdB), istituita con legge regionale n.2 del 25 gennaio 2001, è una struttura di rilievo interregionale comprendente porzioni di territorio delle Regioni Basilicata, Puglia e Calabria. Fa parte del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale.

Essa ispira la propria azione ed agisce in conformità agli obiettivi del D.Lgs 152/2006, sulla Difesa del Suolo, e della propria legge istitutiva. Il principale strumento di pianificazione dell’AdB è il Piano di Bacino, il cui primo stralcio funzionale, relativo alla “Difesa dal Rischio Idrogeologico” (PAI), è stato approvato dal proprio Comitato Istituzionale in data 5/12/2001 con delibera n.26 e poi aggiornato ogni anno dal 2002 al 2011.
I dati disponibili liberamente sono i piani stralciorisorse idriche (invasi e acque superficiali),studi e pubblicazioni.


EGRIB - Ente di Governo per i rifiuti e le risorse idriche della Basilicata

L’E.G.R.I.B. è stato istituito con la legge regionale 8 gennaio 2016, n. 1, che assegna all’Ente la responsabilità del governo:
– della risorsa acqua e funzioni di coordinamento, alta vigilanza e indirizzo rispetto alle politiche di competenza regionale in materia di acqua;
– del Servizio Idrico Integrato della Basilicata, subentrando e svolgendo le funzioni già svolte dalla Conferenza Interistituzionale Idrica, già Autorità d’Ambito del Servizio Idrico Integrato, di cui alla legge regionale 23 dicembre 1996, n. 63 e ss.mm.ii., oltre che quelle previste per l’ente di governo dell’ambito dal d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e ss.mm.ii.;
– della Gestione Integrata dei Rifiuti, subentrando e svolgendo le funzioni già svolte dalla Conferenza Interistituzionale di Gestione dei Rifiuti, già Autorità d’Ambito Rifiuti, di cui alla legge regionale 2 febbraio 2001, n. 6 e ss.mm.ii., oltre che quelle previste per l’autorità dell’ambito dal d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e ss.mm.ii..


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AGENZIA PROTEZIONE AMBIENTE DELLA BASILICATA

L’organismo tecnico della regione che svolge le funzioni di sorveglianza e controllo su tutte le matrici ambientali. L’ARPAB è stata istituita con L.R. n.27 del 19 maggio 1997, modificata dalla successiva L.R. n.13/99 ed è un Ente di diritto pubblico di supporto alla Regione Basilicata, con propria autonomia tecnico, giuridica, amministrativa e contabile.(Legge istitutiva ).L’Arpa predispone un rapporto annuale sullo stato dell’ambiente che sintetizza le problematiche ambientali ed effettua i monitoraggi delle acque interne.


CONSORZI DI BONIFICA

I consorzi di bonifica presenti sono due, anche se in liquidazione, in attesa di una nuova legge regionale.

Consorzio di bonifica dell’Alta Val d’Agri

Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto

dora baltea

LE ACQUE IN VAL D’AOSTA

Una delle 5 regioni autonome italiane, istituita con una legge costituzionale del 1948, che prevede, soprattutto per quanto riguarda le acque, una gestione che non riconosce il ruolo tariffario dell’Autorità di riferimento (ARERA), con la conseguenza che la gestione della risorsa idrica, soprattutto nel caso del Servizio Idrico Integrato, è non uniforme al territorio nazionale. ( Sentenza n. 142/2015, pubblicazione in G. U. 15/07/2015 n. 28.). Confusione non risolta neanche con la variazione dell’articolo 117 della Costituzione, che, anzi, ha portato frequenti ricorsi alla Corte Costituzionale di contenziosi tra Stato e Regioni autonome italiane.

La Regione Autonoma della Valle d’Aosta è caratterizzata da abbondanza d’acqua, seppure non equamente distribuita sull’intero territorio.

Questo ha portato ad un notevole sviluppo sociale ed economico che a sua volta  ha fortemente incrementato il consumo di acqua con gravi ricadute negative sull’ambiente delle quali solo da poco si comincia a prendere coscienza.

Diventa perciò fondamentale la conoscenza riguardanti l’entità, la quantità, la distribuzione e l’utilizzo delle risorse idriche  per delineare azioni di governo delle risorse idriche volte a garantire il giusto equilibrio tra il soddisfacimento del fabbisogno per lo sviluppo economico e sociale e la tutela dello stato ecologico – naturale.

La Regione ha avviato o contribuisce quindi una serie di azioni per monitorare la situazione dal punto di vista quantitativo, come il catasto dei ghiacciai, il Piano regionale di tutela delle acque, il Piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po e il Piano di bilancio idrico del distretto idrografico del fiume Po. Dal punto di vista qualitativo, l’ARPA Valle d’Aosta gestisce una vasta rete di monitoraggio della qualità delle acque superficiali e sotterranee che dal 2010, con l’approvazione del Piano di gestione di distretto del fiume Po, ha subito una profonda revisione. Il Piano regionale di tutela delle acque approvato nel 2006 aveva già indicato la necessità di integrare la gestione degli usi delle acque con quella dei corpi idrici dal punto di vista della salvaguardia o del recupero degli ecosistemi acquatici.

La regione si è dotata di un  Geoportale della Regione e l’Autorità Ambientale viene svolta direttamente  dal Dipartimento Ambiente.

Concessioni di derivazione d’acqua

La Regione gestisce direttamente i procedimenti amministrativi per il rilascio delle concessioni, polizia idraulica e scarichi. Per le concessioni la pagina di riferimento comprensiva della normativa e la modulistica è visibile qui. I riferimenti normativi sono, oltre a quelli consueti nazionali, la Legge Regionale  n. 4 dell’8.11.1956 ( Norme procedurali per la utilizzazione delle acque pubbliche in Valle d’Aosta) e la D.G.R n° 3728/2009.

Bacino imbrifero montano della Dora Baltea ( BIM)

La Regione Valle d’Aosta ha recepito le indicazioni nazionali sull’organizzazione dei servizi idrici con la Legge Regionale 8 settembre 1999, n. 27 “Disciplina dell’organizzazione del Servizio Idrico Integrato”. In base alla predetta legge il territorio regionale costituisce un unico ambito territoriale ottimale. Sempre con la stessa legge la Regione ha conferito al Consorzio BIM il governo del Servizio Idrico Integrato in Valle d’Aosta e dal 1999 ad oggi questo incarico si è tradotto in una lunga fase di concertazione con i Comuni e gli Enti interessati per giungere ad una condivisione della riforma di questo importante servizio che interessa tutta la popolazione.

I Comuni costituiti in forma associata per sotto ambiti territoriali omogenei organizzano il servizio idrico integrato costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua a usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue.

Nello specifico i 7 SUB –ATO definitivi sono i seguenti:

SUB ATO MONTE CERVINO (il 25/06/2009 con delibera consiglio dei sindaci n°25);
SUB ATO EVANÇON (il 20/07/2009 con delibera consiglio dei sindaci n°54);
SUB_ATO VALDIGNE (il 02/12/2009 con delibera consiglio dei sindaci n°66);
SUB ATO GRAND PARADIS (il 7/04/2010 con delibera consiglio dei sindaci n°7);
SUB ATO GRAND COMBIN (il 10/05/2010 con delibera consiglio dei sindaci n°23);
SUB ATO MONT ROSE – WALSER (il 13/07/2010 con delibera consiglio dei sindaci n° 45);
SUB ATO MONTE EMILIUS – PIANA DI AOSTA (il 10/02/2011 con delibera Consiglio Eve n°6).


AGENZIA PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE

L’Arpa è un ente strumentale della Regione Autonoma Valle d’Aosta che svolge attività conoscitive e di prevenzione e tutela in campo ambientale ed è stata istituita nel 1995.

Per la tematica Acque si occupa delle acque superficiali tramite il monitoraggio ed il controllo qualitativo dei corsi d’acqua, mentre per le acque sotterranee oltre alla banca Tangram, gestita dall’Università Bicocca di Milano, è disponibile uno studio ad hoc sulla geotermia e una carta della vulnerabilità solo per la piana di Aosta.


AUTORITA’ DI BACINO

La Val d’Aosta ha come fiume principale la Dora Baltea, l’unico fiume italiano a regime nivo-glaciale, che fa parte del bacino idrografico del Fiume Po. La Regione fa quindi riferimento al Piano di Bacino del Fiume Po.


CONSORZI DI BONIFICA

I consorzi presenti sul territorio sono tre:

Torino e il suo fiume

LE ACQUE IN PIEMONTE

La Regione Piemonte persegue la protezione e la valorizzazione del sistema idrico piemontese nell’ambito del bacino di rilievo nazionale del fiume Po e nell’ottica dello sviluppo sostenibile della comunità. Nella pagina dedicata sono sintetizzati tutti gli atti e i documenti inerenti le acque suddiviso per tipologia di acque interessate e azioni intraprese.

Come definito dalla Legge regionale 29 ottobre 2015, n. 23Riordino delle funzioni amministrative conferite alle Province in attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), la Regione mantiene i compiti di programmazione, gestione integrata delle risorse idriche e coordinamento del sistema informativo regionale SIRA, mentre le Province hanno in carico, oltre al mantenimento delle reti di monitoraggio, la funzione amministrativa del rilascio delle piccole e grandi derivazioni. La pagina dedicata alla normativa di settore sintetizza le leggi di riferimento.

Nel 2016 ha predisposto un sito apposito sugli sprechi alimentari  – una buona occasione –  dove l’idea  è quella di incidere sulle cause che contribuiscono a formare l’eccedenza del cibo, cercando così di prevenirla. Uno dei punti trattati è lo spreco dell’acqua, collegato alla produzione del cibo.


DOCUMENTAZIONE TECNICA E DATI

 Consultabile il GIS relativo alle stazioni di monitoraggio delle acque. Il Geoportale con i dati sul territorio è disponibile anche per i download.

Dal mese di Ottobre 2018 possibile partecipare direttamente al  Forum Web Acque la nuova piattaforma web creata dalla Direzione Ambiente, Governo e Tutela del territorio riservata a tutte le organizzazioni sensibili all’Ambiente ed alle risorse idriche. Per maggior dettagli clicca qui!

Il 2 novembre 2021 il Consiglio Regionale ha approvato l’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque (PTA 2021) con D.C.R. n. 179 – 18293, a seguito della D.G.R. n. 8-3089 del 16 aprile 2021 di riassunzione della proposta al Consiglio di revisione del Piano.

I Contratti di fiume ed i Contratti di lago costituiscono un metodo di lavoro per la gestione negoziata e partecipata delle risorse idriche alla scala di bacino idrografico. In Piemonte sono attivi parecchi piani alcuni interprovinciali ed interregionali.

Autorità Ambientale

L’Autorità ambientale regionale (AA) assicura l’integrazione della dimensione ambientale nei processi di definizione, attuazione, sorveglianza e monitoraggio dei programmi dei fondi strutturali europei dalla programmazione 2000-2006 (FESR, FEASR, Interreg IT – FR Alcotra e Interreg Italia – Svizzera). Inoltre è stata AA del programma regionale del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC 2007- 2013) e coordinatore dei Gruppi tecnici ambiente (GTA) dei programmi Interreg 2007-2013.

OPEN DATA La pubblicazione dei dati soprattutto ambientali è forse il punto focale del cambiamento di mentalità delle Pubbliche Amministrazioni  e l’Italia ha imparato da poco che invece di essere un problema è una risorsa. I dati  pubblici sono tutte le informazioni create, raccolte o gestite da parte di un Ente pubblico e fanno parte del patrimonio comune.

STATO DELL’AMBIENTE REGIONALE PIEMONTESE  

Portale dedicato aggiornato di anno in anno con i dati ambientali rielaborati ed infografiche ad hoc.

SISTEMA PIEMONTE

Sistema Piemonte  è il portale di servizi on-line per agevolare i rapporti con i suoi utenti. Si rivolge a cittadini, imprese e operatori pubblici e lo fa in modo semplice e trasparente. È uno spazio pensato per fornire informazioni utili e servizi come, ad es, per le acque di verificare lo stato della concessione rilasciata e di stampare un promemoria dei pagamenti effettuati e di inserire i dati relativi ai quantitativi d’acqua effettivamente derivati o scaricati. Inoltre in caso di ritardi di pagamenti viene fornita anche la possibilità di calcolare l’effettivo canone dovuto  con  eventuali interessi. Dal Sistema Piemonte si accede anche al Geoportale che è il punto di raccolta del patrimonio di conoscenza su base cartografica disponibile presso gli Enti della Pubblica Amministrazione piemontese, per la condivisione e l’interscambio dei dati. Attraverso il Catalogo dei Dati Territoriali è possibile ricercare, consultare, scaricare i dati ed accedere ai relativi servizi territoriali.


AUTORITA’ DI BACINO DEL FIUME PO  

La Regione Piemonte in ottemperanza alla Direttiva 2000/60  ricade nel distretto idrografico padano ed il bacino idrografico del Po interessa il territorio di Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, e si estende anche a porzioni di territorio francese e svizzero.

L’ambito di competenza dell’Autorità di bacino riguarda il territorio compreso nella perimetrazione definita e approvata con DPR 01/061998 e successivamente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 173 del 19/10/1998, con annessa cartografia alla scala 1:250.000. Esiste un portale di dati

Si segnala la Direttiva alluvioni e il Piano di Bilancio Idrico.


Agenzia Interregionale del Fiume Po

Mentre l’Agenzia Interregionale per il fiume Po –  AIPo, con quattro leggi approvate dai Consigli Regionali di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, è stata istituita, dal 2003,  ente strumentale delle quattro Regioni, che raccoglie l’eredità del disciolto Magistrato per il Po (istituito nel 1956) e cura la gestione del reticolo idrografico principale del maggiore bacino idrografico italiano, occupandosi, essenzialmente, di sicurezza idraulica, di demanio idrico e di navigazione fluviale.

Per svolgere tali funzioni, AIPo è articolata con sedi territoriali nel bacino – da Torino (Moncalieri), fino a Rovigo – e ha la sua sede principale a Parma. Dal suo sito è accessibile il geoportale che raccoglie i dati delle regioni interessate riguardanti il reticolo maggiore. In diretta sono disponibili i dati del monitoraggio idrografico e la possibilità di estrapolare i dati storici.


AGENZIA REGIONALE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE

Arpa Piemonte è stata istituita con la legge regionale n. 60 del 13 aprile 1995. La legge regionale n. 28 del 20 novembre 2002 ha assegnato all’Agenzia anche le competenze su previsione e prevenzione dei rischi naturali, rendendola così titolare di tutte le funzioni di tutela e controllo in materia ambientale. Le pagine dedicate all’acqua, suddivise per tipologie (corsi d’acqua, laghi, acque sotterranee) e usi sono incentrate sulle reti di monitoraggio e documenti prodotti come lo stato dell’Ambiente.

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SERVIZIO IDRICO INTEGRATO E AMBITI TERRITORIALI

Da Legge Regionale n. 7 del 24 maggio 2012 art.2: “Le funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato, ivi comprese quelle di elaborazione, approvazione e aggiornamento del relativo piano d’ambito, di scelta della forma di gestione, di determinazione e modulazione delle tariffe, di affidamento della gestione e di controllo diretto, restano confermate in capo agli enti locali ai sensi dell’ articolo 142 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152(Norme in materia ambientale). Gli enti locali esercitano, senza soluzione di continuità e ad ogni effetto di legge, le funzioni di cui al comma 1 secondo le disposizioni della legge regionale 20 gennaio 1997, n. 13 concernenti il servizio idrico integrato, modificata dalla legge regionale 4 luglio 2005, n. 8, sulla base delle convenzioni stipulate in attuazione della l.r. 13/1997.”

Con la stessa legge la Regione Piemonte ha ribadito gli Uffici d’Ambito esistenti.

AUTORITA’ D’AMBITO 1: Verbano Cusio Ossola e Novarese

Ricopre il territorio delle Province di Novara e del Verbano Cusio Ossola, la prima non completamente. L’A.T.O. n.1 “Verbano Cusio Ossola e Pianura Novarese”, ha una superficie di oltre 3.600 Kmq, pari a circa il 14% del territorio regionale. La percentuale prevalente appartiene alla Provincia di Verbania con il 63%, il restante 37% alla Provincia di Novara. La densità demografica media dell’A.T.O. n. 1 è di circa 140 ab/Kmq, con una popolazione totale di 502.609 abitanti, così ripartita: 68% appartenente alla Provincia di Novara, 32% a quella del VCO. I comuni interessati sono 164. Il Gestore unico è Acqua Novara VCO spa

AUTORITA’ D’AMBITO 2: Biellese, Vercellese e Casalese

Lautorità è costituita dalle Amministrazioni Provinciali di Biella, Vercelli , Alessandria, Torino e Novara, dalle  quattro Comunità Montane appartenenti alle Province di Vercelli e Biella e dai  184 Comuni rientranti nella perimetrazione territoriale dell’Autorità d’Ambito n. 2 così come previsto dalla L.R. 13/97 ed appartenenti alle province di Vercelli, Biella , Alessandria e Torino. I gestori sono diversi (vedi elenco).

AUTORITA’ D’AMBITO 3: Torinese

L’ATO 3 comprende un ampio territorio, interamente situato in Provincia di Torino ed è costituito da 306 Comuni raggruppati, a seguito del riordino delle Comunità Montane, in 6 Comunità Montane e 13 Aree Territoriali Omogenee. I gestori sono due: Smat Torino che copre 212 comuni e Acea Pinerolese 54 comuni.

AUTORITA’ D’AMBITO 4: Cuneese

L’Autorità d’Ambito del Cuneese è  operativa dall’11 Settembre 2002, Il territorio servito è composto da 250 Comuni dell’ATO/4 dove  risiede una popolazione di quasi 560.000 abitanti con quasi 10.000 km di rete d’acquedotto alimentata da oltre 1.000 opere di captazione, di quasi 150.000 mc di serbatoi di compenso, di oltre 3.000 km di reti fognarie e di quasi 800 impianti di depurazione (tra piccoli – fosse “Imhoff” in numero di oltre 600 – medi e grandi: Cuneo, Alba, Fossano, Savigliano, Bra, Mondovì, Saluzzo ecc.).

AUTORITA’ D’AMBITO 5: Astigiano – Monferrato

L`Autorità d`Ambito n.5 Astigiano Monferrato è stata costituita il 5 febbraio 1999 presso la Provincia di Asti. Il territorio dell`Ambito comprende 154 Comuni appartenenti a tre diverse province: 104 alla Provincia di Asti, 43 alla provincia di Alessandria e 7 a quella di Torino. I Comuni sono raggruppati in quattro distinte Aree Territoriali Omogenee i cui Rappresentanti, insieme a quelli delle Province, compongono la Conferenza dell`Autorità d`Ambito n. 5. I gestori sono diversi ed alcuni gestiscono ancora in economia.( vedi Mappa)

AUTORITA’ D’AMBITO 6: Alessandrino

Nell’ATO6 sono ricompresi n.148 Comuni appartenenti alla Provincia di Alessandria (134 Comuni) e alla Provincia di Asti (14 Comuni), suddivisi dal punto di vista della rappresentatività in 5 Aree Territoriali Omogenee e 3 Comunità Montane. I Gestori sono due ( Amag e Gestione Acqua).


CONCESSIONI DI DERIVAZIONE

Come definito dalla Legge regionale 29 ottobre 2015, n. 23Riordino delle funzioni amministrative conferite alle Province in attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), la Regione mantiene i compiti di programmazione, gestione integrata delle risorse idriche e coordinamento del sistema informativo regionale SIRA, mentre le Province hanno in carico, oltre al mantenimento delle reti di monitoraggio, la funzione amministrativa del rilascio delle piccole e grandi derivazioni.

Provincia di Alessandria

Il Servizio Tutela e Valorizzazione Risorse Idriche si occupa di tutte le autorizzazioni e concessioni riguardanti le acque e cliccando sull’autorizzazione da richiedere si accede ad una pagina informativa esaustiva di tutti i riferimenti necessari.

Provincia di Asti

Dalla pagina delle acque è possibile accedere alla modulistica e alla normativa di riferimento. E’ disponibile un database cartografico e una pagina di informazioni ambientali.

Provincia di Biella

Nell’ambito del Piano di Tutela delle Acque Piemontese la Provincia di Biella si propone di valorizzare la gestione delle risorse idriche tramite una serie di interventi già fin dal 2008 , tra cui il Contratto di Lago Viverone.

 Nelle pagine della Gestione acque vi sono tutti i riferimenti necessari per la  normativa e la modulistica scaricabile.

La Provincia si è anche dotata di un Sistema Informativo Cartografico reperibile on-line.

Provincia di Cuneo

La Provincia di Cuneo ha, nell’ambito della Direzione Gestione del Territorio, un Ufficio Acque che si occupa di tutti i procedimenti relativi alle acque sia superficiali che sotterranee comprese le acque minerali e termali. Nella pagina dedicata sono indicati i procedimenti, i riferimenti normativi e la modulistica di riferimento.

Provincia di Novara

Il Settore Ambiente, Ecologia ed Energia – Ufficio Risorse Idriche è il riferimento per il rilascio delle concessioni di derivazioni d’acqua e degli scarichi. Dalla stessa pagina si accede all’elenco della modulistica, oltre alle linee guida predisposte dagli uffici per le diverse richieste dell’utenza, comprese le indicazioni per le sonde geotermiche.

Città Metropolitana di Torino

Il Servizio Gestione Risorse Idriche autorizza e controlla l’uso delle risorse  idriche e controlla l’inquinamento idrico. I dati e gli aggiornamenti, compresi eventi in programma e pubblicazioni, in merito alle acque sono a disposizione in una pagina dedicata, tra cui il monitoraggio dei fiumi e dei laghi e soprattutto un catasto aggiornato delle opere di captazione esistenti sia superficiali che sotterranee.

La modulistica per i procedimenti è scaricabile on-line in una pagina ad hoc ( vedi qui)

Provincia di Verbano – Cusio – Ossola 

La Direzione  Ambiente, Georisorse e Tutela Faunistica si occupa, tra l’altro, dei procedimenti relativi alle acque ed in particolare il Servizio Georisorse, VIA ed Energia nelle cui pagine si scaricano tutti i documenti necessari.

Provincia di Vercelli

Nell’ambito del Settore Turismo, Marketing territoriale e Gestione delle risorse Idriche, il Servizio Gestione Risorse Idriche si occupa del rilascio delle concessioni e di tutte le azioni previste dalla normativa nazionale e regionale vigente.


CONSORZI DI BONIFICA

Nell’ambito delle politiche agricole regionali e così come indicato dalla legge 21/1999, al fine di raccogliere, organizzare, elaborare e diffondere dati ed elaborati, anche cartografici, sulla bonifica, l’irrigazione e lo spazio rurale, è costituito presso la Giunta regionale il Sistema Informativo della Bonifica ed Irrigazione, denominato SIBI.

Tale progetto si sviluppa in due parti:

  1. censimento sul territorio piemontese delle infrastrutture irrigue
  2. successiva informatizzazione dei dati all’interno del sistema informativo

La direzione collabora inoltre con INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) al fine di approfondire la conoscenza delle risorse irrigue sul territorio nazionale. L’INEA svolge attività di ricerca, di rilevazione, analisi e previsione nel campo strutturale e socio-economico del settore agro-industriale, forestale e della pesca. Negli ultimi anni l’attività dell’Istituto si è ampliata nelle attività di supporto alla Pubblica Amministrazione per l’attuazione delle politiche agricole, in primo luogo quelle che discendono dall’Unione Europea.
I dati raccolti sul territorio e inseriti in SIBI, vengono regolarmente trasmessi a INEA.

Numerose sono le realtà che si occupano di bonifica ed irrigazione nella regione piemontese raggruppati sotto l’associazione regionale: ANBI Piemonte
Consorzi di bonifica
Consorzi di irrigazione
Consorzi di irrigazione e di bonifica
Consorzi di miglioramento fondiario
Coutenze

febbraio 2016

Aggiornamento Settembre 2021

Nel corso di una serie di conferenze organizzate in Veneto nel settembre 2021 Giacomo Galbusera, che già aveva scritto una tesina ( disponibile in fondo alla pagina) in merito all’acquedotto della Malga Busi, ha parlato degli acquedotti militari e lapprovvigionamento idrico per le truppe sull’Altopiano di Asiago.

 

Gli acquedotti militari  italiani durante la prima guerra mondiale 

Tre Cime di Lavaredo – una delle zone di guerra

La Prima Guerra Mondiale  fu il più grande conflitto armato della storia e coinvolse tutta l’Europa, oltre le colonie dell’Impero britannico, gli USA e l’Impero Giapponese e si svolse principalmente in territorio europeo tra l’estate del 1914 e la fine del 1918. Fu una guerra di posizione e nel caso specifico di trincea, ossia si combatteva metro per metro, passo per passo: le perdite in una sola battaglia erano altissime (tristemente famose sono la battaglia di Verdun e la battaglia della Somme). I soldati erano affogati nel fango, nella neve, nel ghiaccio o sabbia, protetti da sacchi imbottiti di sabbia o tavolacci di legno con metri di filo spinato e, per osservare le posizioni nemiche, erano costretti a sporgersi o a guardare in piccoli spioncini. Gli assalti poi erano terribili; nei primi metri venivano falcidiati centinaia di uomini da mitragliatrici e cannoni oltre che dall’utilizzo di armi chimiche.

Perchè scrivo questo articolo?

Il mio lavoro è stato ed è tuttora di altro tipo; mi occupo di gestione della risorsa idrica, della sua sostenibilità e soprattutto degli impatti che una carenza o un eccesso di acqua possono incidere sulla vita umana.

Forse è proprio per questo che ho cominciato, circa due anni fa, dopo una visita ad una mostra per celebrare il centenario della prima guerra mondiale, ad interessarmi come avveniva l’approvvigionamento idrico durante la Grande Guerra.


L’inizio della guerra

L’acqua, oltre alla consapevolezza di essere un elemento vitale per la nostra sopravvivenza, è sempre stata molto importante per l’umanità, sia come elemento di difesa e che di offesa.
Noti sono gli insediamenti palafitticoli dei primi insediamenti umani e i fossati a difesa dei castelli medievali o gli allagamenti provocati per impedire l’avanzata del nemico.

Considerando che la logistica ed i servizi di supporto hanno sempre influito in maniera determinate sull’andamento delle guerre e soprattutto sul morale dei combattenti, la non disponibilità di cibo o acqua o il rincalzo di truppe fresche per la sostituzione in prima linea di soldati stanchi o ammalati può veramente fare la differenza.

All’inizio della Grande Guerra un vero approvvigionamento idrico non venne predisposto perché si pensava che le risorse reperibili localmente fossero più che sufficienti per i soldati, per gli animali e per le armi. Infatti nei conflitti precedenti, molto più definiti a livello locale, di breve durata e con rapidi spostamenti, non era stato necessario predisporre un servizio in tal senso.

Invece, essendo soprattutto una guerra di mantenimento della posizione con un’enorme massa di uomini e di mezzi in movimento, in zone montagnose dove le poche sorgenti presenti venivano inquinate dai rifiuti e da scarichi di liquami, era necessario che fosse previsto un servizio di fornitura d’acqua potabile ai militari.  Decisione presa rapidamente dopo le epidemie di tifo e di colera che si diffusero nelle Armate, soprattutto la seconda e la terza, nell’ottobre del 1915.

Considerando l’impossibilità di reperire in zona informazioni attendibili sulla salubrità delle acque si cominciò a trasportare acqua dagli acquedotti civili presenti nelle retrovie, utilizzando vagoni cisterna trasportati al fronte. Ma la vera sfida era portare l’acqua fino a dove occorreva superando le asperità del terreno tramite l’utilizzo di centrali di rinvio che la portavano alle prese d’acqua e ai serbatoi di distribuzione. Da quel punto l’acqua, per arrivare ai reparti, veniva portata, a seconda delle possibilità, con autobotti, carri, ghirbe o a spalla.

La ghirba era un otre di pelle usato in Africa che, durante la guerra in Libia nel 1911 e 1912 venne anche utilizzato dai soldati italiani per trasportare acqua, solo che risultò essere inadatta per i climi temperati, umidi che favorivano il proliferare di batteri patogeni nell’acqua. Tale sistema fu il migliore per portare acqua in quota sfruttando le sorgenti locali fino al maggio 1916.

Ma la controffensiva austriaca, prendendo come esempio l’altopiano di Asiago, di natura carsica, privò gli italiani della maggioranza delle sorgenti presenti nel territorio, costringendo l’approvvigionamento delle acque lontano anche 30 km dall’altopiano.  Le strade, poi, di accesso ad Asiago erano due strette strade di montagna, le uniche percorribili per tutte le necessità, quindi congestionate dal traffico.

Non solo, come scrive nei suoi appunti il Generale Giovanni Battista Marieni, Comandante Generale del Genio Militare, a partire dal 1917, con il compito di riconvertire le linee di difesa a seguito della nuova situazione creatasi in conseguenza della disfatta di Caporetto, questo tipo di approvvigionamento non dava, militarmente parlando, buoni risultati. Le salmerie dovevano attraversare terreni continuamente battuti dalle artiglierie nemiche e venivano facilmente colpite con conseguente perdita di uomini e materiali. Perciò si cominciarono a costruire acquedotti in prima e seconda linea con un adeguato sistema di sollevamento fino a quote molte elevate.

Gli acquedotti e le infrastrutture di sostegno 

L’approvvigionamento idrico serviva per il 60% per gli animali, per le costruzioni delle opere di difesa, per l’innaffiamento stradale (le strade non erano asfaltate) e per i bagni delle truppe. Ma serviva anche per il raffreddamento dei gruppi compressori, delle mitragliatrici e degli autoveicoli. Si calcolava che per il soldato servivano solo 9 l/giorno e in caso di ristrettezze 5 l/giorno. Gli acquedotti costruiti erano di tipo classico, ossia a pressione e a gravitazione e la rete di distribuzione era stata progettata e concepita in modo da distribuire in modo organico l’acqua, anche alle prime linee. I serbatoi di accumulo erano costruiti in caverne, ove possibile, e l’acqua scendeva per gravità in piccoli serbatoi in legno o altro di circa mezzo metro cubo posti, alle volte, direttamente nelle trincee.

Le pompe all’inizio erano a benzina, molto ingombranti per cui ben presto si dovette procedere all’elettrificazione di quasi tutti i motori delle centrali idriche sparse su tutto il fronte poiché, dopo il 1917, la fornitura di benzina e petrolio cominciava ad essere saltuaria. Vennero costruiti gli impianti elettrici lungo l’Isonzo con il collegamento alle linee delle società elettriche. A metà del 1917 tutte le centrali di testa, come il Carso, pianura di Cormons, Altopiano di Asiago erano elettrificate, nonostante la difficoltà di reperire trasformatori e motori, mantenendo come riserva quelli a benzina.

Una delle tante difficoltà tecniche da affrontare fu il sollevamento dell’acqua nelle regioni di alta montagna fino anche a 2000 e passa metri di altezza in pareti molto ripide, dove già era difficile il posizionamento dei tubi e quindi impossibile la costruzione di strade e il posizionamento di stazioni di rinforzo.

L’organizzazione: i Reparti Idrici

All’inizio della guerra non c’era un sistema definito di approvvigionamento idrico, ma a fronte delle necessità e delle problematiche che man mano si presentavano, il reperimento e la gestione delle acque vennero, come per altri servizi di sostegno, affidati al Genio Militare. All’inizio il personale specializzato era molto carente in quanto si reclutavano gli addetti da tutte le armi che, però, rimanendo effettivi ai corpi di provenienza, vi era il rischio di vedersi richiamare improvvisamente all’armata di origine. Con il tempo i cantieri idrici vennero costituiti in plotoni idrici nelle retrovie con personale fisso e preparato, fornito di tutti i supporti necessari sia logistici che di disciplina per svolgere al meglio il lavoro, ottenendo efficienza e sicurezza nel funzionamento delle centrali idriche necessarie per l’approvvigionamento regolare delle truppe. Facevano parte dei reparti idrici ingegneri idraulici, capotecnici e operai specializzati.

Presso ogni Comando di Armata venne istituito un Ufficio idrico con annesso un laboratorio di riparazione, un laboratorio chimico-batteriologico e un numero di Plotoni Idrici variabile da cui dipendevano i magazzini dei materiali.

Dopo la disfatta di Caporetto e la perdita ingente di materiale, la nomina del Generale Marieni portò a dei cambiamenti come la riorganizzazione degli uffici idrici, una migliore gestione delle analisi batteriologiche delle acque con la prevalenza della prevenzione, l’aumento di personale specializzato e formato. La nuova organizzazione consentì che in pochi mesi si riuscì a costruire 3 acquedotti con lunghezza variabile da 40 km a 180 chilometri con decine di centrali di sollevamento.
Nel contempo, memori dei problemi logistici scaturiti dalla disfatta di Caporetto, si cercò di regolamentare la procedura nel caso di ritirata del salvataggio delle apparecchiature del servizio idrico. In effetti nel giugno 1918, durante un’offensiva del nemico, non mancò mai l’acqua alle truppe nonostante la distruzione quasi completa delle tubature.
Lo stesso principio venne applicato nella progettazione della logistica quando si avanzò rapidamente nell’ottobre 1918. Consapevoli che gli austriaci avrebbero distrutto anche gli acquedotti civili ed inquinato le sorgenti e i pozzi, si riattarono con metodi di fortuna i servizi idrici delle grandi città e dei piccoli centri. Tale operazione proseguì anche dopo l’armistizio, nelle zone conquistate, devastate dai combattimenti, dove nonostante la smobilitazione dei reparti idrici, circa 50 ufficiali e 1500 specialisti riuscirono a ripristinare tutti gli acquedotti per un totale di 200 chilometri di tubazioni e 50 pozzi artesiani.

 


Acquedotti Militari esistenti

 Ecco l’elenco, ovviamente non esaustivo, degli acquedotti esistenti, tratto dal Diario del Generale Giovanni Battista Marieni.

Da Garda al Val d’Astico:

L’area, Valle Lagarina -Vallarsa – Val Pesina e Val d’Astico, era presidiata da enormi forze combattenti e sulle montagne non esisteva la quantità d’acqua necessaria: ciascuna di queste posizioni doveva essere fornita del suo impianto di sollevamento. Vi erano varie linee di impianti dalla prima alla seconda fino a quelle arretrate per le truppe a riposo.

  • Acquedotto dell’Altissimo;
  • Acquedotto Santa Margherita-Malga Zugna;
  • Acquedotto San Valentino-Coni Zugna;
  • Acquedotto Ecchele-Cima Levante;
  • Acquedotto Ronchi-Culma Alta;
  • Acquedotto di Valle Foxi;
  • Acquedotto del Pasubio;
  • Acquedotti di Montesummano e del Novegno;
  • Acquedotto di Monte Cencio.

Altopiano d’ Asiago

Il ripiegamento della nostra linea di schieramento, dopo l’attacco austriaco della primavera 1916, causò la perdita delle ricche sorgenti della Renzola della conca di Asiago e di quelle di Covolo di Gallio, della Marcesina e di altre minori che sino allora avevano servito per il rifornimento dell’acqua alle truppe, mentre la richiesta d’acqua aumentò in modo impressionante. All’inizio si fece fronte con trasporto dal piano, dal acquedotto di Marostica, per mezzo di autobotti le quali dovevano percorrere circa 30 km di strada superando il dislivello di 1000 m ed impegnandovi in media 400 autocarri ogni giorno. Per risolvere il problema l’Ufficio Idrico della 6a Armata decise di alimentare l’intero altopiano ricorrendo a diversi acquedotti minori, che, in breve tempo, avrebbero assicurato l’acqua. Infatti soltanto nel territorio della 6a Armata furono costruiti, fra grandi e piccoli, ben 37 acquedotti; mentre altri 13 acquedotti furono impiantati sul territorio comune tra la 6a Armata e le Armate e limitrofe 1a e 4a.

I principali impianti

  • Acquedotto di Valpiglia;
  • Acquedotto del Chiavone;
  • Acquedotto Rossignolo – Campi di Mezzavia – Monte Bertiaga.
  • Acquedotto di Mortisa.
  • Acquedotto Casera Simoni – Monte Foraoro – Pozza del Favaro – Spiazzo Battisti – Ghelpach -Casera Magnaboschi – Cesuna.
  • Acquedotto Valrovina – Monte Campesana – Monte Campolongo.
  • Acquedotto di Valstagna – Sasso Rosso.
  • Acquedotto della Marcasina.

Zona del Grappa

Su questa zona non vi era da fare alcun assegnamento sulle risorse locali, essendo la regione montuosa completamente priva d’acqua. Né vi era la possibilità di portare l’acqua con autobotti dalla pianura sottostante, dato il dislivello di 1500 metri e considerato che sino al giugno 1918 esisteva una sola via camionabile. Nemmeno le teleferiche, che mano a mano venivano messe in esercizio, avrebbero potuto trasportare le ingenti quantità d’acqua necessarie. Però se il massiccio del Grappa nelle sue rapidissime pareti meridionali è privo d’acqua, questa abbonda invece nella zona pedemontana: qui pertanto vennero costruite le numerose centrali o stazioni di sollevamento. Nella zona del Grappa  vennero  costruite cinque centrali o stazioni di testa: Ferronati con potenza di 75 Hp, Borso di 60 Hp, Covolo di 90, San Liberale di 120 e Caniezza di 90; quattro stazioni di rinvio: Santa Felicita di 150 Hp, Capitello di 30, Osteria del Campo di 20 e Col di Rondoli di 60 Hp. Lo sviluppo delle condutture superò i 90 km.

Fronte del Piave

Non appena la 3a Armata si schierò dal Montello al mare, la Direzione Idrica del Comando Generale del Genio doveva occuparsi della dotazione idrica dell’area. Si ricorse pertanto colla massima sollecitudine all’impianto di ben otto reti di condutture per un complessivo sviluppo di 86.500 m, con cui fu distribuito 1 milione di litri di acqua potabile al giorno.

Conclusioni

I dati e le notizie inserite nell’articolo fanno a capo a poche fonti bibliografiche, come il diario del generale Marieni cortesemente inviato dalla famiglia, i Bollettini dell’Istituto Storico dell’Arma del Genio dove scrisse l’ing. Gino Veronese, i volumi editi dal Ministero della Guerra e poco altro gentilmente fornitemi da Cime e Trincee e Guerra Bianca, siti amatoriali sulla Grande Guerra. Ciò nonostante traspare comunque dalla storia l’abnegazione, il sacrificio ed il senso del dovere di questi soldati e ufficiali che da agricoltori con la zappa, si sono trasformati in specialisti nella posa di tubi, di gestione dei serbatoi, delle pompe, senza alcuna informazione almeno all’inizio della guerra.

Dall’altro lato la guerra ha portato, riferendosi anche solo alla tecnologia dell’approvvigionamento idrico, un balzo in avanti notevole soprattutto per il tipo di materiali utilizzati, per lo studio sulle pompe e sulle infrastrutture utilizzate. Gli studi professionali, come la società Giordana e Garello di Torino, quello dell’Ing. Ballerio di Milano, ed infine la Franchi Gregorini di Dalmine, tra tanti altri, hanno sicuramente contribuito a fare in modo che le truppe avessero, sempre, acque fresche e pulite e combattessero con un animo un filo più rasserenato.

Per sottolineare, infine, il lavoro del Genio Militare per portare acqua ai soldati, basti pensare che su tutto il fronte italiano esistevano 150 centrali di sollevamento con 1.500 km di tubi, e che il Comandante delle truppe britanniche in Italia Generale Frederick Lambart, X conte di Cavan, ebbe a dire: ” che la vittoria dell’Italia si deve anche all’ Arma del Genio”.

Per approfondire si segnalano alcuni tra le migliaia di siti esistenti sulla prima guerra mondiale, sottolineando che quasi nessuno parla di servizio idrico.

http://www.centenario1914-1918.it/it

http://www.14-18.it/ 

http://www.trentinograndeguerra.it/

http://www.grandeguerra.rai.it/

http://www.venetograndeguerra.it

https://www.cimeetrincee.it/

http://www.guerrabianca.it/

http://www.lagrandeguerra.net/

http://www.albodorograndeguerra.it/

http://www.marieni-saredo.it/


IL PASUBIO, TRA GUERRA ED INGEGNERIA

Uno studente Giacomo Galbusera dell’Istituto Tecnico De Pretto di Schio ha prodotto per gli esami finali dell’anno scolastico 2016-2017 un’ interessante tesina  sull’acquedotto militare di Malga Busi sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista ingegneristico. La tesina in formato PDF è scaricabile qui


Una piccola storia:

Il Bepi e l’Acquedotto

di Cristina Arduini ©

Il “Bepi”  aveva freddo in quell’aprile del  1917, rintanato nella caverna in attesa di ritornare in trincea, sperando che il vento gelido che sferzava la cima del Pasubio finisse. Dopo un inverno con tanta neve che a sua memoria non ricordava di aver mai visto, era  contento di essere ancora vivo e non, come molti suoi compagni travolti da valanghe e slavine. Sentiva, a fondo caverna,  il ragliare degli asini che volevano cibo ed acqua e pensava che a uno dei prossimi turni sarebbe toccato anche a lui aiutare a portare su le cisterne piene d’acqua. Per fortuna tra pochi giorni, come continuava a ripetere il comandante, sarebbe finito l’acquedotto che avrebbe portato l’acqua fin da loro. Ne era orgoglioso, erano stati bravi i Genieri, aveva visto con quante difficoltà avevano combattuto! Ma almeno avrebbero potuto lavarsi, dar da bere alle bestie e soprattutto bere acqua fresca. Ad occhi chiusi rivedeva la fattoria della sua famiglia e vedeva la madre che andava al pozzo a prendere l’acqua e si immaginò alla fine della guerra a costruire un piccolo acquedotto per alleviare le fatiche della mamma.Ci sarebbe mai riuscito? Aveva seguito i lavori e aveva fatto tesoro di alcuni insegnamenti appresi quando si era offerto volontario per aiutare i Genieri. Sospirando si alzò sentendo il richiamo del sergente, prese il fucile ed andò a posizionarsi in trincea pregando che quella sera la guerra finisse.


Aggiornamento marzo 2020

Simpaticamente il sito cime e trincee ha voluto ripubblicare l’articolo.

http://www.cimeetrincee.it/43092/