Ossia la non governance italiana della risorsa idrica
Se si dovesse elencare tutti i dati, gli studi, i progetti e le raccomandazioni prodotte dai vari enti preposti, solo in Italia dagli anni Sessanta in poi, relativi alla risorsa acqua dolce e alla sua gestione non basterebbero i 652 Km del fiume Po.
Tutto questo per sottolineare, per l’ennesima volta, che la siccità in Italia è ormai fuori controllo politico, come sottolineato sia nell’ultimo rapporto dell’Autorità di bacino del fiume Po:
La prolungata fase di deficit idrico, che ha interessato il Distretto a partire dalla fine di giugno, continua comunque a riflettersi sugli indicatori di riferimento che mostrano tuttora condizioni di “siccità estrema” per il fiume Po. Il miglioramento osservato negli ultimi giorni rappresenta pertanto un segnale positivo, ma richiede ulteriori conferme nelle prossime settimane per consolidarsi, pertanto la severità idrica a scala distrettuale viene confermata “ALTA”.
sia nel rapporto n. 323 del laboratorio REF :
L’Italia continua a privilegiare approcci emergenziali nella gestione delle crisi idriche. Il bacino del Po dispone oggi di un avanzato sistema di monitoraggio e previsione della siccità, fondato sull’Autorità di bacino distrettuale, sull’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici e su specifici strumenti di pianificazione. A fronte di una solida capacità conoscitiva, manca un regime allocativo cogente che traduca automaticamente le priorità d’uso dell’acqua in criteri vincolanti di riparto della risorsa quando questa è scarsa. Gli strumenti esistenti si attivano in modo discrezionale e spesso tardivo, facendo affidamento su raccomandazioni non vincolanti. Manca un meccanismo che ne imponga l’attivazione automatica al superamento di soglie predefinite di severità.

Un po’ di numeri
Nelle regioni che compongono la pianura padana risiedono più di 23 milioni di abitanti (dei quali 4,5 milioni in Emilia-Romagna), corrispondenti circa al 40% del totale della popolazione italiana. La grande maggioranza della popolazione si concentra nelle aree di pianura, dove la densità abitativa risulta essere tra le più alte d’Europa.
Il territorio della pianura padana è quasi completamente antropizzato: lungo le principali vie di comunicazione, città e insediamenti produttivi si susseguono senza soluzione di continuità, mentre il resto del territorio è quasi completamente occupato da agricoltura e allevamento intensivi.
La pianura padana contribuisce in maniera significativa alla produzione di ricchezza del Paese (oltre il 50% del PIL nazionale); il suo tessuto produttivo è molto variegato e tende a essere basato su piccole e medie imprese distribuite sul territorio. Questo quadro socio-economico e l’intensità delle attività antropiche che insistono nell’area comportano un’elevata concentrazione di fonti di emissioni di inquinanti.
In Pianura Padana si concentra circa il 37% delle imprese industriali italiane. Nel complesso del tessuto economico, l’area padana ospita oltre 1,5 milioni di imprese attive (comprese quelle agricole, artigianali, manifatturiere e dei servizi). Questo territorio rappresenta il vero motore economico del Paese e si caratterizza per una struttura produttiva complessa. ( da Wikipedia).
In particolare nel rapporto 323 del laboratorio si evidenzia che il sistema è molto avanzato nella conoscenza e nel monitoraggio, ma debole nell’allocazione vincolante della risorsa, quindi la risposta alle crisi dipende dalla cooperazione volontaria degli attori, che tende a fallire proprio nei momenti di maggiore scarsità.
Si allocano fondi per opere e interventi, ma non si stabilisce una regola vincolante per la distribuzione dell’acqua.
L’adattamento climatico NON è una lacuna tecnico- scientifica. E’ una lacuna di governance
